Presto un nuovo round negoziale?
Dopo quattro giorni di intensi scontri e di crescente tensione nel Golfo Persico, Stati Uniti e Iran avrebbero raggiunto un’intesa preliminare per sospendere, almeno temporaneamente, le ostilità e garantire la libera navigazione nello Stretto di Hormuz, il passaggio marittimo strategico per il commercio mondiale di petrolio. È quanto riferiscono funzionari statunitensi, che guardano con cauto ottimismo all’evoluzione della situazione, pur consapevoli della fragilità dell’accordo.
Secondo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il governo iraniano avrebbe accettato di avviare nuovi colloqui a Doha dopo gli attacchi avvenuti nel fine settimana, episodi che avevano messo seriamente a rischio la tregua informale volta a mantenere aperto lo Stretto di Hormuz e a creare le condizioni per una più ampia ripresa del dialogo politico.
La Casa Bianca ha confermato la volontà di partecipare agli incontri. La portavoce Caroline Leavitt ha infatti annunciato che la delegazione americana sarà guidata dall’inviato speciale Steve Witkoff e comprenderà anche Jared Kushner, genero del presidente Trump, già protagonista in passato di numerose iniziative diplomatiche in Medio Oriente.
Da Teheran, tuttavia, arrivano segnali più prudenti. Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghay, ha dichiarato che al momento non risultano programmati colloqui ufficiali tra Iran e Stati Uniti nei prossimi giorni, lasciando intendere che le trattative potrebbero non essere ancora formalmente definite.
Nonostante questa posizione, una fonte iraniana di alto livello ha riferito che un incontro dovrebbe comunque svolgersi oggi a Doha. A differenza dei precedenti colloqui tecnici tenutisi in Svizzera tra rappresentanti iraniani e statunitensi, il nuovo confronto dovrebbe concentrarsi principalmente sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz e sulle misure necessarie per evitare ulteriori escalation militari nella regione.
Secondo la stessa fonte, i mediatori internazionali hanno già predisposto specifici canali di comunicazione destinati a prevenire incidenti tra le parti e a favorire una rapida gestione di eventuali crisi. I contatti tecnici dovrebbero quindi proseguire anche nelle prossime settimane con l’obiettivo di consolidare il processo di de-escalation.
L’intesa raggiunta, se confermata, aprirebbe inoltre la strada a un periodo di circa sessanta giorni di negoziati dedicati ai dossier più complessi, a partire dal programma nucleare iraniano. Su questo punto, tuttavia, Washington e Teheran continuano a mantenere posizioni differenti riguardo ai contenuti e alla portata degli impegni finora assunti, elemento che lascia ancora ampi margini di incertezza sull’esito delle trattative.
Sul fronte iraniano, il presidente Massoud Pezeshkian ha definito l’accordo un importante risultato politico ed economico. Secondo quanto riportato dai media statali della Repubblica Islamica, verrebbero sbloccati 6 miliardi di dollari dei 12 miliardi di beni iraniani congelati in Qatar, risorse che potranno essere nuovamente utilizzate da Teheran.
Pezeshkian ha inoltre sostenuto che il memorandum prevede anche alcune esenzioni dalle sanzioni statunitensi nei confronti dei settori petrolifero e petrolchimico iraniano, definendo l’intesa “una grande vittoria per il popolo iraniano”. Le autorità di Teheran ritengono infatti che tali misure possano contribuire ad alleggerire la pressione economica esercitata negli ultimi anni dalle restrizioni internazionali.
Al centro delle trattative resta comunque la sicurezza dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita una quota significativa delle esportazioni mondiali di greggio e gas naturale liquefatto. La stabilità dell’area continua quindi a rappresentare una priorità non solo per i Paesi direttamente coinvolti, ma anche per le principali potenze internazionali.
Parigi prova a ritagliarsi uno spazio autonomo d’azione
In questo contesto si inserisce anche l’iniziativa della Francia. Il presidente Emmanuel Macron ha infatti annunciato di aver concordato con il Sultanato dell’Oman una cooperazione finalizzata a ridurre le tensioni nel Golfo e a garantire la sicurezza della navigazione.
Dopo l’incontro all’Eliseo con il sultano Haytham bin Tariq al-Said, Macron ha spiegato attraverso un messaggio pubblicato su X che Parigi lavorerà insieme ai propri partner per procedere alla bonifica degli eventuali campi minati presenti nello Stretto di Hormuz.
“Lavoreremo con i nostri partner per rimuovere i campi minati dallo Stretto, mettere in sicurezza le rotte marittime e garantire un passaggio libero e incondizionato attraverso Hormuz”, ha dichiarato il presidente francese, ribadendo l’impegno europeo a favore della stabilità nella regione.
Secondo un’analisi del Financial Times, proprio lo Stretto di Hormuz continua a rappresentare il principale strumento di pressione negoziale nelle mani dell’Iran durante il confronto con Washington. Per questo motivo, il controllo del corridoio marittimo rimane il punto più delicato dell’intero negoziato.
Il quotidiano britannico sottolinea come ogni tratto del passaggio marittimo, largo circa 39 chilometri nel suo punto più stretto, sia diventato il simbolo di un confronto costante tra le due parti, in cui diplomazia, deterrenza militare e interessi economici si intrecciano continuamente.
Sempre secondo il FT, la leadership iraniana ritiene di poter sostenere una situazione di tensione prolungata purché mantenga il controllo della dinamica del confronto. In quest’ottica, Teheran avrebbe finora respinto la proposta di creare una rotta marittima alternativa lungo la costa dell’Oman, elaborata in collaborazione con l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) delle Nazioni Unite.
L’ipotesi di un corridoio di navigazione alternativo potrebbe comunque tornare sul tavolo durante gli incontri di Doha, qualora i colloqui dovessero effettivamente prendere il via. Per il momento, tuttavia, tutte le parti coinvolte sembrano concentrarsi su un obiettivo immediato: preservare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz ed evitare che nuove tensioni compromettano il fragile percorso di de-escalation appena avviato.
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George Labrinopoulos
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