La Corte Suprema degli Stati Uniti ha inflitto martedì un duro colpo all’agenda migratoria del presidente Donald Trump, repubblicano, dichiarando incostituzionale l’ordine esecutivo con cui intendeva porre fine alla cittadinanza automatica per nascita.
La decisione, tuttavia, è arrivata con un margine più ristretto del previsto e contiene un passaggio che a Washington sta già alimentando un nuovo fronte di battaglia politica. Al centro del dibattito c’è l’opinione separata del giudice conservatore Brett Kavanaugh, che, pur votando per bloccare il provvedimento presidenziale, ha lasciato intendere che il Congresso potrebbe avere gli strumenti per intervenire per via legislativa e limitare la portata del principio.
Trump ha quindi perso la battaglia davanti alla Corte Suprema, ma non necessariamente la guerra sullo ius soli. E proprio Kavanaugh potrebbe aver indicato ai repubblicani una strada per perseguire gran parte dello stesso obiettivo attraverso il Congresso.
La Corte Suprema boccia l’ordine esecutivo di Trump
Il caso, Trump v. Barbara, riguardava l’ordine esecutivo firmato da Trump il primo giorno del suo secondo mandato. Il provvedimento negava la cittadinanza automatica ai bambini nati sul suolo statunitense da genitori privi di uno status legale o presenti temporaneamente nel Paese.
Cinque giudici hanno stabilito che l’ordine esecutivo violasse la Clausola sulla Cittadinanza del Quattordicesimo Emendamento. A formare la maggioranza sono stati il Chief Justice John Roberts, giudice conservatore e autore dell’opinione di maggioranza, i tre giudici dell’ala progressista della Corte e Amy Coney Barrett, giudice conservatrice.
La Corte ha così respinto uno dei provvedimenti più ambiziosi dell’amministrazione Trump in materia di immigrazione.
Nella decisione, la maggioranza ha richiamato anche le origini storiche del Quattordicesimo Emendamento, ricordando che la Clausola sulla Cittadinanza fu adottata per superare gli effetti della sentenza Dred Scott, che aveva negato la cittadinanza agli afroamericani. L’obiettivo era garantire che la nascita sul territorio degli Stati Uniti determinasse automaticamente lo status di cittadino.
Il voto di Kavanaugh apre una strada al Congresso
A rendere la sentenza meno compatta di quanto molti osservatori si aspettassero è stata soprattutto la posizione di Brett Kavanaugh, giudice conservatore della Corte Suprema.
Kavanaugh ha votato per bloccare l’ordine esecutivo di Trump, ma seguendo un ragionamento diverso da quello della maggioranza. Secondo il giudice, il provvedimento presidenziale violava non tanto direttamente la Costituzione, quanto una legge federale del 1940 che ha codificato l’interpretazione tradizionale della cittadinanza per nascita.
È proprio da questa distinzione che nasce il punto politicamente e giuridicamente più delicato della sentenza. Se il problema è di natura legislativa e non esclusivamente costituzionale, potrebbe essere il Congresso a intervenire, senza dover necessariamente ricorrere a un emendamento alla Costituzione, procedura molto più complessa.
Kavanaugh ha scritto che il Congresso potrebbe modificare la legge esistente introducendo eccezioni alla cittadinanza automatica per i figli di cittadini stranieri presenti illegalmente o temporaneamente negli Stati Uniti. Il giudice ha però precisato che, fino a oggi, il Congresso non ha adottato una simile modifica.
Il dissenso di Thomas e Gorsuch sul Quattordicesimo Emendamento
Sul fronte opposto, Clarence Thomas, giudice conservatore, affiancato dal collega conservatore Neil Gorsuch, ha firmato un dissenso di 91 pagine, sostenendo che la maggioranza abbia interpretato in modo errato il Quattordicesimo Emendamento.
Secondo Thomas, la storica sentenza United States v. Wong Kim Ark del 1898 avrebbe esteso il principio della cittadinanza per nascita oltre quanto previsto originariamente dal Congresso dell’epoca della Ricostruzione. A suo giudizio, il principio avrebbe riguardato inizialmente soltanto i figli di genitori legalmente e stabilmente residenti negli Stati Uniti.
Trump rilancia la battaglia sullo ius soli
La sconfitta davanti alla Corte Suprema non ha scoraggiato Donald Trump. Il presidente repubblicano ha invitato sui social i membri del Partito Repubblicano al Congresso ad approvare una legge per limitare la cittadinanza per nascita, sostenendo che la strada legislativa resti percorribile nonostante la sentenza.
Anche lo speaker della Camera Mike Johnson, repubblicano, ha confermato che il Congresso valuterà un intervento normativo sul tema, pur ammettendo che non è ancora chiaro quale forma potrebbe assumere il provvedimento.
Diversi esponenti conservatori hanno interpretato l’opinione di Kavanaugh come una vera e propria mappa stradale per il Partito Repubblicano. La strada indicata sarebbe quella di superare l’ostacolo attraverso una modifica della legge federale, anziché tentare la più difficile approvazione di un emendamento costituzionale, che richiede quorum particolarmente elevati.
Il senatore Rand Paul, repubblicano del Kentucky, ha già presentato una proposta di emendamento costituzionale sul tema. L’opinione di Kavanaugh, tuttavia, suggerisce al Partito Repubblicano una possibile alternativa più rapida attraverso il Congresso.
I dubbi sulla strada legislativa
Non tutti, però, condividono questa interpretazione. Alcuni analisti mettono in dubbio che una semplice legge federale possa essere sufficiente a limitare la cittadinanza per nascita.
Cinque giudici hanno infatti affermato che la garanzia deriva direttamente dalla Costituzione e che la sua validità non dipende esclusivamente dalla legge del 1940.
Di conseguenza, anche un’eventuale nuova legge approvata dal Congresso potrebbe essere impugnata e tornare davanti alla Corte Suprema, con il rischio di essere dichiarata a sua volta incostituzionale.
La battaglia si sposta al Congresso
Dopo la decisione della Corte Suprema, la partita si sposta dunque sul piano legislativo. Trump sostiene che il Congresso possa modificare le regole sulla cittadinanza per nascita attraverso una legge, senza dover intervenire sulla Costituzione.
«Non è necessario un lungo e ingombrante emendamento costituzionale!», ha scritto il presidente repubblicano su Truth Social. «Il Congresso dovrebbe iniziare OGGI a lavorare per porre fine alla cittadinanza per nascita, costosa e ingiusta per il nostro Paese. Avranno il mio Supporto Completo e Totale!».
Resta ora da capire se i repubblicani riusciranno a trovare in Congresso una maggioranza sufficiente per trasformare in legge la strada indicata da Kavanaugh. E, soprattutto, se un eventuale provvedimento restrittivo riuscirà a superare un nuovo e quasi inevitabile vaglio della Corte Suprema.
La battaglia sullo ius soli, dunque, è tutt’altro che conclusa.
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Giampa Natal
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