PAGINE GIALLE, LA RASSEGNA STAMPA DEL TOUR DE FRANCE



“Vince sempre lui”: così la Gazzetta, che in modo efficace definisce Pogacar, Il Re Sole. Anche se: non era il 14 luglio con la presa della Bastiglia?… Di certo, il modo in cui Tadej è piombato su Carapaz “a velo­cità tri­pla è impres­sio­nante. L’enne­simo show del cam­pione del mondo era ini­ziato poco prima, e si sarebbe con­cluso nel solito modo: vit­to­ria per distacco, maglia gialla blin­data dopo appena dieci tappe” scrive Ciro Scognamiglio, riportando le parole dello sloveno sulla contestazione subita: “chi ha fischiato mi ha dato la forza”.

In versione Geo&Geo c’è Marco Bonarrigo su il Corriere, che ricorda: “Sosten­gono gli eto­logi che le tigri abbiano una straor­di­na­ria memo­ria a lungo ter­mine nei con­fronti di chi ne mette in peri­colo vita o supre­ma­zia. Due anni fa, 11ª tappa del Tour n. 111, a Le Lio­ran (Mas­sic­cio Cen­trale) Tadej Poga­car venne bat­tuto allo sprint dall’arci­ri­vale Vin­ge­gaard”. Taddeo, memoria buonissima, anche se meno male che esistono i database per aggiornare il conteggio delle sue vittorie: eclatante, in capo alla “remota rampa del selvaggio Cantal”, la serie di numeri che ricorda Cosimo Cito su Repubblica (24esima vittoria al Tour, il 124 ° in carriera, il 16° stagionale in 26 giorni di gara). To be continued.

L’incipit di Stefano Scacchi su La Stampa fissa un concetto: “È un dominio che si autoalimenta con la forza di motivazioni estratte da ogni chilometro di strada”. Chissà se qui nel cuore della Francia i convogli ferroviari sono in orario? Pier Augusto Stagi su il Giornale la mette così: “Arriva come un Tgv, ma per Tadej Poga­car arriva anche qual­che fischio e qual­che buuuu, un clas­sico per chi vince tanto e con disar­mante con­ti­nuità. Si prende la maglia numero 60 Tad­deo (davanti ha solo Hinault a 70 e Merckx 111, ndc) e si prende un tra­guardo che due anni fa gli era risul­tato indi­ge­sto”.

Su L’Equipe, infine, nella valle di lacrime della nazionale di calcio, Alexandre Roos  ha scorto l’esultanza speciale di Pogacar al traguardo: “un peso che si sollevava, un velo di amarezza che svaniva e il ricordo di una sconfitta subita proprio in quel punto due anni prima che veniva cancellato”. La tigre dalla memoria buona.

GAZZETTA DELLO SPORT
VINCE SEMPRE LUI
La vetta del Col de Per­tus, penul­tima salita di gior­nata piaz­zata a 14 km dal tra­guardo di Le Lio­ran, si sta avvi­ci­nando. C’è Richard Cara­paz in testa, non l’ultimo arri­vato: Giro d’Ita­lia 2019, oro olim­pico 2021, un grande sca­la­tore. Ma il modo in cui Tadej Poga­car piomba su di lui a velo­cità tri­pla è impres­sio­nante. L’enne­simo show del cam­pione del mondo era ini­ziato poco prima, e si sarebbe con­cluso nel solito modo: vit­to­ria per distacco, maglia gialla blin­data dopo appena dieci tappe. Il tutto nel giorno della festa nazio­nale fran­cese, tra il con­sueto entu­sia­smo popo­lare e anche qual­che segno di disap­pro­va­zione, per la prima volta. (Ciro Scognamiglio)

CORRIERE DELLA SERA
LA TIGRE POGACAR CANCELLA I BRUTTI RICORDI E CENTRA IL TRIS
Sosten­gono gli eto­logi che le tigri abbiano una straor­di­na­ria memo­ria a lungo ter­mine nei con­fronti di chi ne mette in peri­colo vita o supre­ma­zia. Due anni fa, 11ª tappa del Tour n.111, a Le Lio­ran (Mas­sic­cio Cen­trale) Tadej Poga­car venne bat­tuto allo sprint dall’arci­ri­vale Vin­ge­gaard. In teo­ria nulla di grave: Pogi man­tenne la maglia gialla e quel Tour lo stra­vinse. Ma il ricordo della «fatica tre­menda sul Col de Per­tus e delle gambe sfa­sciate al tra­guardo» rimase inciso nella sua memo­ria. (Marco Bonarrigo)
 
REPUBBLICA
POGACAR DOMINA NELL’AFA, NEANCHE I FISCHI LO FRENANO: “MI HANNO DATO FORZA”
Guardarli uno ad uno in faccia all’arrivo vale più della classifica, di una cronaca, degli highlights di una tappa che si è decisa in pochi metri, gli ultimi 1000 del Col du Pertus, remota rampa del selvaggio Cantal. Pogacar li ha piantati tutti là ed è filato via a prendersi la sua 24esima vittoria al Tour, il 124 ° in carriera, il 16° stagionale in 26 giorni di gara. Aveva il volto disteso, non sudava quasi. (Cosimo Cito)

LA STAMPA
POGACAR STACCA ANCHE I TIFOSI CHE FISCHIANO: «MI CARICANO» 
È un dominio che si autoalimenta con la forza di motivazioni estratte da ogni chilometro di strada. Tadej Pogacar continua ad annichilire ogni opposizione senza adagiarsi all’ovvia constatazione cronometrica del suo quinto Tour de France quasi in cassaforte dopo meno di una settimana e mezza. Lo sloveno ha centrato il terzo successo di tappa su dieci frazioni, aggiungendo altri 44″ al vantaggio in classifica generale su Jonas Vingegaard, ora distante 3’36” e apparso particolarmente in difficoltà sul traguardo di Le Lioran. (Stefano Scacchi)

IL GIORNALE
IL «TRENO» POGACAR BATTE ANCHE I FISCHI E I BUU DEI TIFOSI 
Arriva come un Tgv, ma per Tadej Poga­car arriva anche qual­che fischio e qual­che buuuu, un clas­sico per chi vince tanto e con disar­mante con­ti­nuità. Si prende la maglia numero 60 Tad­deo (davanti ha solo Hinault a 70 e Merckx 111, ndc) e si prende un tra­guardo che due anni fa gli era risul­tato indi­ge­sto. Nella for­nace del Mas­sic­cio Cen­trale, l’iri­dato spe­di­sce i suoi rivali uno per angolo. Sta­volta più che il desi­de­rio di stu­pire c’è la voglia di rivin­cita: «Pen­savo da tempo a que­sta tappa – ammette nel dopo­corsa la maglia gialla -, qui Vingo mi ha bat­tuto e sono arri­vato con le gambe vuote: rin­gra­zio l’enorme folla sul per­corso, pure chi mi ha fischiato, per­ché mi ha moti­vato ancor di più», spiega lo slo­veno che aggiunge: «Ho vinto nel giorno della presa della Basti­glia: penso di aver ono­rato nel migliore dei modi la maglia gialla». (Pier Augusto Stagi)

L’EQUIPE
FATAL
C’era una gioia profonda e sincera nel modo in cui esultò dopo aver tagliato il traguardo: non la celebrazione meccanica di una giornata qualunque – sebbene fosse proprio questa l’impressione che Tadej Pogačar trasmetteva ancora una volta in corsa, dando l’idea di un esito inevitabile: sofferenza per gli altri, una giornata di ordinaria amministrazione per il carnefice in maglia gialla. Eppure c’era qualcosa di più: un peso che si sollevava, un velo di amarezza che svaniva e il ricordo di una sconfitta subita proprio in quel punto due anni prima che veniva cancellato – una rara occasione in cui non era riuscito a difendere il vantaggio sul Col de Peyresourde, finendo poi battuto in volata da Jonas Vingegaard; un’altra rarità che, all’epoca, aveva reso la combinazione dei due eventi così improbabile. (Alexandre Roos) 

IL FATTO QUOTIDIANO
TRA GHIACCIO E PSICOLOGI VINCE (SEMPRE) POGACAR
Tour de France? Sem­mai, Four de France. “Forno di Fran­cia”. La cani­cola infe­sta la Grande Bou­cle, rende bol­lente l’asfalto, bru­cia le tappe. Per evi­tare gli incendi che deva­sta­vano i boschi dei Pire­nei Orien­tali, gli orga­niz­za­tori hanno invi­tato i tifosi a restar­sene in casa, rac­co­man­dando alla caro­vana la mas­sima vigi­lanza. Dome­nica, nella regione Cor­reze clas­si­fi­cata “bol­lino rosso”, dun­que in mas­sima allerta, la tappa è stata accor­ciata di 30 chi­lo­me­tri: par­tiva da… Male­mort, un nome un pro­gramma. Per­sino il “Can­ni­bale” Poga­car, vin­ci­tore ieri con faci­lità disar­mante dopo sette colli, ha detto che il calen­da­rio inter­na­zio­nale deve essere modi­fi­cato, come gli orari delle par­tenze, e, comun­que, non farebbe cor­rere col caldo estremo d’estate e ad ago­sto. (Leonardo Coen) 




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