“Patria e Onore” – Intervista all’Ammiraglio Aurelio De Carolis


L’ammiraglio di Squadra Aurelio De Carolis, classe 1964, è il Comandante in Capo della Squadra Navale. La sua carriera in Marina ha avuto inizio con il Corso Normale dell’Accademia Navale di Livorno, tra il 1982 e il 1986.

Specializzato in Telecomunicazioni, Condotta delle Operazioni e Guerra Elettronica, ha trascorso oltre 15 anni imbarcato su diverse unità prendendo parte a operazioni e attività nel Mediterraneo, nel Mar Rosso, nel Golfo e nell’Oceano Indiano, in ambito NATO, dell’Unione Europea e di coalizioni internazionali.  Tra gli incarichi di maggiore prestigio, dal 2010 al 2011 è stato comandante della Portaerei Cavour, nave ammiraglia della Marina Militare.

Dal 16 dicembre del 2021 è al comando della Squadra Navale. Con oltre 4 anni e mezzo di permanenza nell’incarico, è il Cinc (Comandante in Capo) con il mandato più lungo nella storia della Marina Militare.

Lo abbiamo incontrato lo scorso 1 luglio presso il comprensorio militare di Santa Rosa, a conclusione dell’evento Note d’Estate dedicato agli equipaggi e ai loro familiari.

L’intervista

Ammiraglio, le immagini e i video proiettati nella serata Note d’Estate mostrano un anno di attività straordinaria e complessa, che ha visto la Squadra Navale impegnata ben oltre i confini del Mediterraneo Allargato. Guardando a questo “mosaico” di operazioni e missioni internazionali, qual è il traguardo operativo della Squadra Navale di cui va più fiero quest’anno, e come si riflette sulla sicurezza del nostro Paese?

Il traguardo più significativo è la crescita della portata operativa della Squadra Navale nell’assicurare il proprio contributo alla promozione e salvaguardia del sistema di interessi nazionali nella dimensione marittima, operando – dove, come e quando serve – con continuità, credibilità ed efficacia. Questo significa continuare a tutelare la libertà di navigazione e assicurare la sorveglianza marittima per proteggere le nostre linee di comunicazione, le infrastrutture critiche, le attività economiche legate al mare, la pesca, i flussi di energia e, più in generale, la sicurezza nel dominio marittimo. Altro importante risultato, che si affianca a tutto ciò, è l’aver concorso a testimoniare nel mondo la presenza dell’Italia e dell’italianità con le sue peculiarità ed eccellenze.

Nave VESPUCCI ne è l’esempio più emblematico. Credo che la misura migliore dell’efficacia della nostra azione sia la capacità di tenersi sempre pronti all’azione, essere credibili e mettere i decisori nazionali nella condizione di disporre sempre di opzioni concrete.

I risultati dell’ultimo anno, che nella serata abbiamo in parte raccontato accompagnati dalla musica della straordinaria Banda centrale della Marina, appartengono a tutta la Squadra Navale, dal più giovane marinaio all’ammiraglio più anziano, dagli operatori di bordo ai comandanti tattici dei gruppi navali, dal personale imbarcato a quello che opera silenziosamente nelle strutture a terra. In questo anno, grazie a loro, abbiamo visto in azione le nostre navi, i nostri sommergibili, gli aeromobili dell’aviazione navale, la componente anfibia, le stazioni radar costiere, i centri di telecomunicazioni, le sale operative, gli staff imbarcati e quelli basati a terra, il Centro addestramento aeronavale e tutte le componenti del supporto tecnico-manutentivo, logistico-amministrativo e medico-sanitario della Squadra Navale.

Tutti tesi a concorrere a un unico disegno operativo. La sintesi di un anno intenso sta proprio in questo concetto: la Squadra Navale non è soltanto ciò che accade in mare, oltre l’orizzonte – che spesso non è così evidente ai non addetti ai lavori. Si tratta di un sistema integrato che opera con efficacia e dedizione grazie alla passione e al sacrificio di chi vive ogni giorno a bordo e a terra, spesso operando lontano da casa e dai propri affetti.

Note d'EstateNote d'Estate

“Note d’Estate per gli equipaggi e le nostre famiglie” è giunta all’ottava edizione. Dietro ogni nave in missione o assetto rischierato c’è una famiglia che attende a terra. In che modo il Comando in Capo supporta concretamente questo “equipaggio invisibile” rimasto a casa, e quanto è vitale la serenità familiare per il successo delle missioni della Marina Militare?

È proprio così, dietro ogni nave in mare, dietro ogni nostra componente o operatore in attività c’è sempre un portato di affetti, che si trova comunque fuori dal quotidiano contesto lavorativo. Il principio ispiratore di questa serata, il filo conduttore di tutte le sue edizioni, serve proprio a ricordare cosa significhi tutto ciò. Quanto sia importante, direi essenziale, il sostegno silenzioso di chi compartecipa alle difficoltà della condizione militare pur non indossando le stellette. Una condizione resa ancor più gravosa per chi va per mare, peraltro senza la possibilità di viverne direttamente le soddisfazioni di una professione unica come quella del marinaio “con le Stellette”. Questa serata è dedicata appunto a questo preziosissimo sostegno.

Chi attende, chi conforta, chi affronta la distanza, chi si fa carico della quotidianità mentre noi marinai siamo impegnati in missione. Io considero le famiglie parte integrante della nostra grande squadra: non un elemento esterno alla vita operativa ma, anzi, una condizione essenziale. La serenità nella sfera familiare e personale è un fattore chiave che incide direttamente sull’animo del nostro personale e quindi sulla qualità del servizio, sulla lucidità nelle decisioni, sulla capacità di affrontare compiti gravosi, turni lunghi, condizioni meteorologiche impegnative cui si unisce il peso della lontananza e delle responsabilità.

Il Comando in Capo cerca di contribuire alla serenità familiare compiendo ogni sforzo affinché si realizzi la giusta sintesi tra le esigenze operative – inderogabili proprio perché essenza stessa della scelta di abbracciare la condizione militare – e le dinamiche familiari, sociali e private di ciascuno. Il valore di “Note d’Estate” va oltre il mero aspetto conviviale per testimoniare, al tempo stesso, l’importanza della riconoscenza e dell’inclusività.

Note d'EstateNote d'Estate

Siamo ospitati nel Comprensorio di Santa Rosa, il cuore pulsante e tecnologico da cui si dirige la Squadra Navale. Vedendo i ritmi e le sfide affrontate nell’ultimo anno, quali sono le principali evoluzioni – sia tecnologiche che addestrative – che attendono i marinai di Santa Rosa e della flotta per l’immediato futuro?

Santa Rosa è il centro nevralgico da cui quotidianamente si pianifica, si coordina, si dirige e si rimodula la manovra della Squadra Navale in aderenza alle direttive dei vertici della Difesa. Racchiude in sé le dimensioni di sede operativa, tecnologica e decisionale. È soprattutto un punto di sintesi dove convergono il patrimonio informativo, le esigenze di impiego, la pianificazione, l’addestramento, la prontezza delle forze e la capacità di risposta. Tutto ciò, orientato sia alla dimensione operativa sia a quelle del mantenimento in efficienza e della sostenibilità dello strumento aeronavale. La prima sfida sta quindi nel far sì che tutte queste funzioni vengano svolte armonicamente, bilanciando le diverse esigenze e canalizzando gli sforzi verso il comune obiettivo di rispondere con prontezza ed efficacia alle sfide di oggi e del domani.

A partire dall’alimentare sempre e al meglio il connotato di deterrenza che è il principale strumento per ottemperare al nostro cruciale compito di difesa della Nazione. In tutto questo, ciò che conta è anche la capacità di adattamento e di evolvere su due piani principali, strettamente collegati. Il primo è quello tecnologico. La dimensione marittima, infatti, non può più essere considerata soltanto in superficie ma va declinata a 360°, guardando anche sotto il mare, nella dimensione subacquea, sui fondali marini e nella fascia litorale. Questo sguardo va poi integrato con le funzioni abilitanti garantite dall’utilizzo delle funzionalità offerte dalla nuova frontiera cibernetica e dalle dimensioni cognitiva e spaziale.

Dobbiamo ripensare anche alle modalità con cui traduciamo tutto questo in azioni concrete, come per le capacità di integrare sensori, dati, piattaforme tradizionali e sistemi autonomi e non pilotati. Il secondo piano è quello addestrativo, che per noi rimane decisivo poiché tecnologia, per quanto fondamentale, non sostituisce l’uomo. Anzi, più cresce la complessità tecnologica, più diventano importanti la preparazione, il giudizio, la responsabilità, l’iniziativa e la capacità di lavorare come squadra. Dobbiamo quindi addestrare i nostri comandanti e gli equipaggi a operare in scenari realistici, complessi, caratterizzati da minacce simultanee e da dinamiche evolutive sempre più serrate.

La vera sfida sarà innovare senza perdere esperienza marinaresca, introdurre nuove tecnologie senza indebolire la centralità del personale, aumentare la capacità operativa senza dimenticare che la forza nasce dalla competenza, dalla passione e dallo spirito di servizio dei nostri uomini e donne, forti del sostegno delle loro famiglie.


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 Lisa Bernardini

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