Credito d’imposta ricerca e sviluppo: il Consiglio di Stato ferma la retroattività del Manuale di Frascati



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Una pronuncia destinata a segnare la giurisprudenza rafforza la posizione delle imprese che hanno investito in ricerca e sviluppo. Con la sentenza n. 5627/2026, pubblicata il 14 luglio 2026, la Sesta Sezione del Consiglio di Stato ha respinto l’appello del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e dell’Agenzia delle Entrate, stabilendo che i criteri restrittivi del Manuale di Frascati non possono essere applicati in modo retroattivo per revocare il credito d’imposta ricerca e sviluppo relativo agli anni precedenti al 2020.

La decisione conferma quanto già affermato dal TAR del Lazio con la sentenza n. 15039/2025 e mette al riparo le imprese dalle contestazioni sui crediti maturati nel quadriennio 2015-2019, restituendo un principio di certezza del diritto su una materia da anni al centro del contenzioso tributario.
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La vicenda: dal diniego del MIMIT all’appello

La controversia nasce da un provvedimento di diniego, comunicato via PEC il 10 gennaio 2025, con cui il MIMIT aveva negato la certificazione del credito richiesto da una società, ritenendo che i progetti non integrassero i cinque criteri fissati a livello internazionale dall’OCSE. L’impresa ha impugnato l’atto davanti al TAR del Lazio, che ha accolto il ricorso rilevando la violazione dei principi di irretroattività e certezza del diritto.

Lo Stato ha tentato di ribaltare la decisione con l’appello al Consiglio di Stato, che ha però confermato l’illegittimità dell’applicazione retroattiva di criteri introdotti solo in un momento successivo. Un tema che si intreccia con i controlli dell’Agenzia delle Entrate avviati negli ultimi anni proprio sui crediti del periodo 2015-2019.

Il principio del tempus regit actum

Il cuore della decisione è il principio del tempus regit actum: la spettanza di un’agevolazione va valutata esclusivamente in base al quadro normativo vigente nel periodo d’imposta in cui l’attività è stata svolta. Per gli investimenti anteriori al 2020, quindi, contano le regole in vigore all’epoca (l’art. 3 del d.l. n. 145/2013 e il decreto attuativo del 27 maggio 2015) che rinviavano all’impostazione più ampia e flessibile del Manuale di Oslo.

Secondo il Manuale di Oslo, il requisito della novità poteva essere soddisfatto anche da un’innovazione interna all’impresa e riguardare non soltanto prodotti e servizi, ma anche processi e procedure. Un approccio ben diverso dalla “novità assoluta” pretesa dal Manuale di Frascati, che richiede un avanzamento dello stock di conoscenze a livello globale.

L’evoluzione normativa: da Oslo a Frascati

La sentenza ricostruisce con precisione la stratificazione delle regole sul bonus:

  • regime originario (fino al 2019): le attività agevolabili erano delineate dall’art. 3 del d.l. 145/2013 e dal decreto attuativo del 2015, con l’esclusione delle sole modifiche ordinarie, di routine o periodiche;
  • prassi dell’epoca: la stessa Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 5/E del 2016, richiamava il Manuale di Oslo come framework di riferimento;
  • cambio di rotta interpretativo: soltanto dal 2018 (circolare n. 59990) e dal 2019 (risoluzione n. 40/E) l’Amministrazione ha iniziato a pretendere i cinque criteri del Manuale di Frascati;
  • legificazione del 2020: quei criteri sono diventati vincolanti solo con l’ 1, comma 200, della legge n. 160/2019 (Legge di Bilancio 2020), a decorrere dal periodo d’imposta 2020.

Il ragionamento dei giudici è netto: se i parametri di Frascati fossero stati immanenti fin dall’origine, il legislatore non avrebbe avuto alcun bisogno di introdurli espressamente nel 2019. L’intervento normativo ha quindi natura innovativa e non interpretativa.
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Il nodo degli aiuti di Stato europei

La pronuncia smonta anche l’argomento fondato sul diritto dell’Unione. La Comunicazione della Commissione 2014/C 198/01 rinvia infatti alla versione del 2002 del Manuale di Frascati, decisamente più ampia, e non a quella restrittiva del 2015. Inoltre il credito introdotto nel 2013 era una misura fiscale generale e non selettiva, aperta a tutte le imprese e non soggetta a notifica preventiva a Bruxelles. Viene così meno il presupposto per allinearlo retroattivamente alle stringenti regole europee sugli aiuti di Stato.

Cosa cambia per le imprese

Per le aziende il quadro diventa più chiaro e favorevole:

  • anni 2015-2019: la spettanza del credito va valutata con la normativa dell’epoca; è sufficiente un avanzamento di conoscenze per la singola impresa, senza pretendere un’innovazione radicale a livello di mercato;
  • dal 2020 in poi: i criteri del Manuale di Frascati sono formalmente vincolanti e restano il metro di valutazione dei progetti.

Resta comunque decisiva la documentazione tecnica a supporto dei progetti: per gli investimenti più recenti, la certificazione dei progetti di ricerca e sviluppo rappresenta lo strumento chiave per mettere in sicurezza l’accesso al credito d’imposta ricerca e sviluppo ed evitare futuri contenziosi.

Nel caso esaminato il Consiglio di Stato ha annullato in via definitiva il diniego e condannato MIMIT e Agenzia delle Entrate a rifondere alla società le spese del secondo grado di giudizio, liquidate in 5.000 euro oltre accessori di legge: un segnale forte a tutela di chi ha investito in ricerca confidando nelle regole vigenti.

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Fonte: Consiglio di Stato, Sezione VI, sentenza n. 5627/2026


Martina Moretti

Martina è la content writer specializzata nel settore della finanza che cura il blog di Golden Group. Scrive dal 2015 di credito e finanza e si occupa oggi in particolare di finanza agevolata: contributi a fondo perduto, bandi europei e agevolazioni per le imprese, che traduce in contenuti chiari e affidabili per imprese e professionisti.


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