Nord Italia, impianti fotovoltaici distrutti da grandine e vento


Da metà luglio 2026 il Nord Italia è interessato da una serie ininterrotta di temporali violenti, grandinate e downburst che hanno lasciato una pesante scia di danni, coinvolgendo anche migliaia di impianti fotovoltaici installati sui tetti di case e aziende agricole. Il bilancio, ancora in aggiornamento, racconta di un territorio sempre più esposto a fenomeni meteorologici estremi che mettono a nudo la fragilità del fotovoltaico.

La sequenza degli eventi che continuano

Tutto inizia il 15 luglio, quando una violenta ondata di maltempo attraversa Emilia-Romagna, Lombardia, Piemonte, Veneto e Trentino-Alto Adige.

Il 20 luglio è la Val Padana a essere colpita più duramente: all’alba, una cella temporalesca scarica sulle province di Cremona, Mantova e Piacenza chicchi di grandine fino a sette centimetri di diametro. Le conseguenze sono drammatiche: parabrezza sfondati, tetti forati e pannelli fotovoltaici letteralmente perforati in decine di comuni.

Il giorno seguente, 21 luglio, l’ondata di maltempo si sposta verso Abruzzo, Marche ed Emilia-Romagna. Nella zona di Torre Fossa, alle porte di Ferrara, la grandine danneggia finestre, infissi e pannelli solari, mentre le raffiche di vento abbattono alberi e mettono fuori uso una condotta idrica, lasciando un’intera frazione senza acqua e altre zone senza corrente elettrica.

Gli episodi non si fermano: anche nei giorni successivi nuovi temporali, accompagnati da grandinate e vento fino a 150 km/h, colpiscono a macchia di leopardo diverse regioni del Centro-Nord, con nuove segnalazioni di blackout e utenze isolate fino al 24 luglio.

Intanto le previsioni meteo non promettono niente di buono anche per oggi. Rovesci e temporali, anche di forte intensità, interesseranno gran parte delle regioni Centro-Settentrionali, a partire da quelle del Nord-Ovest, per estendersi al resto del Nord e a parte di quelle centrali peninsulari nella giornata di domani.

La vulnerabilità del fotovoltaico

Dietro i dati si nasconde un problema strutturale che riguarda milioni di famiglie italiane. Il fotovoltaico residenziale ha conosciuto una crescita impetuosa negli ultimi anni: in Italia sono oggi attivi oltre 2,25 milioni di impianti, il 94% dei quali di tipo residenziale, installati soprattutto sui tetti delle abitazioni. Un patrimonio diffuso che, però, si scontra con la crescente violenza dei fenomeni atmosferici estivi.

I pannelli di buona qualità sono progettati per resistere a chicchi di grandine fino a 25 millimetri di diametro, con una velocità di impatto di circa 80 km/h, secondo gli standard internazionali IEC 61215 e IEC 61730. Ma gli eventi delle ultime settimane hanno abbondantemente superato queste soglie: grandine da 3 a 7 centimetri di diametro rende i pannelli, per quanto temprati, vulnerabili a rotture, microfratture e perforazioni del vetro.

C’è poi un aspetto meno noto, ma cruciale per chi possiede un impianto: in caso di blackout della rete elettrica, un impianto fotovoltaico standard si disattiva automaticamente per motivi di sicurezza. Questo significa che, anche quando il sole splende e i pannelli sono perfettamente integri, le famiglie restano senza energia se non dispongono di un sistema di accumulo con batteria e modalità “isola”. Il risultato è che, nelle zone colpite da danni alle linee elettriche — pali abbattuti, cavi tranciati dal vento, cabine di trasformazione danneggiate — le interruzioni di corrente possono protrarsi per ore o addirittura giorni, in attesa che i tecnici delle utility ripristinino la rete, indipendentemente dallo stato dei pannelli stessi.

I costi della ricostruzione

Il conto economico di questi eventi è pesante. Un pannello fotovoltaico danneggiato dalla grandine richiede quasi sempre la sostituzione completa, con costi che, per un impianto domestico medio, possono facilmente superare diverse migliaia di euro, a seconda della potenza installata e del numero di moduli colpiti.

A complicare la situazione interviene spesso l’incertezza assicurativa: la garanzia del produttore copre generalmente solo i difetti di fabbrica, non gli eventi atmosferici, mentre la copertura da grandine o da fenomeni climatici dipende dalla polizza specifica sottoscritta dal proprietario, spesso un’assicurazione casa con estensione agli impianti tecnologici. Chi non ha previsto questa clausola rischia di dover affrontare da solo l’intera spesa di riparazione.

Lo smaltimento dei pannelli solari

I pannelli fotovoltaici, sia a fine vita sia in seguito a danneggiamenti gravi, rientrano tra i rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) e devono essere gestiti da aziende autorizzate nel rispetto delle normative ambientali.

Per gli impianti domestici sotto i 10 kW, i pannelli vanno conferiti a un Centro di Raccolta comunale, con conferimento gratuito finanziato dai produttori presenti sul mercato in proporzione alla loro quota. Per gli impianti che non rientrano in questi parametri, la responsabilità dello smaltimento ricade invece direttamente sul proprietario.

Il problema principale non è il pannello in sé, ma la sua cattiva gestione. Se i moduli venissero semplicemente gettati in discarica, invece di essere avviati al corretto trattamento, si perderebbero materiali preziosi e aumenterebbe, nel tempo, il rischio di contaminazione. Dopo un evento come quello di questi giorni, con centinaia di pannelli forati o rotti sui tetti di abitazioni private, il rischio concreto è che molti proprietari — non conoscendo la normativa RAEE — li smaltiscano come rifiuti edili generici o li abbandonino, disperdendo materiali potenzialmente pericolosi.

Come rendere la transizione energetica più affidabile

Gli esperti del settore, come l’associazione Italia Solare, sottolineano che si tratta ormai di un problema strutturale legato alla stagione estiva, destinato a ripresentarsi con maggiore frequenza. Tra le contromisure suggerite figurano l’uso di pannelli certificati per resistenze superiori, strutture di montaggio rinforzate contro il sollevamento dovuto al vento, controlli tecnici periodici e, soprattutto, l’installazione di sistemi di accumulo che permettano di continuare ad alimentare i consumi essenziali della casa anche in caso di blackout prolungato della rete.

Mentre la Protezione Civile continua a monitorare nuove perturbazioni in arrivo sul Nord Italia, resta aperta la domanda su come rendere la transizione energetica del Paese più resiliente di fronte a un clima sempre più imprevedibile.


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 Giampa Natal

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