La sanità privata italiana cresce ancora e stando al report 2026 dell’Area Studi Mediobanca il settore sta assumendo un ruolo sempre più strutturale nel sistema sanitario nazionale. Questo accade in risposta a tre spinte convergenti, cioè domanda in aumento, invecchiamento della popolazione e difficoltà persistenti del pubblico nel garantire tempi di accesso rapidi e uniformi sul territorio.
Ricavi a +3,7%
Nel 2024 i ricavi aggregati dei 38 principali operatori sanitari privati analizzati hanno raggiunto 13,4 miliardi di euro, in aumento del 5,5% sul 2023 e del 22% rispetto al 2019, mentre per il 2025 è atteso un ulteriore rialzo del 3,7%. I dati seguono una traiettoria che, dopo il crollo del 2020 e il recupero successivo, riflette una domanda ormai stabilmente più alta di servizi sanitari.
A trainare la crescita sono soprattutto i gestori di RSA, che secondo Mediobanca nel 2025 dovrebbero crescere del 7,9% e che nel 2024 hanno segnato la dinamica più forte anche nel confronto con il 2019. È un dato coerente con la pressione demografica che sta ridisegnando l’offerta sanitaria: in Italia gli over 65 sono già il 24,5% della popolazione nel 2024, contro una media OCSE del 18,5%, e sono destinati a salire al 34,1% entro il 2062.
Dietro le RSA si muovono anche diagnostica e ospedalità privata, due ambiti che stanno beneficiando sia della domanda arretrata accumulata negli anni delle liste d’attesa sia della maggiore disponibilità della spesa privata delle famiglie e dei fondi intermediati.
Spesa in aumento ma sotto media OCSE
Su questo fronte, secondo il report, nel 2025 la spesa privata sanitaria in Italia salirà a quasi 78 miliardi di euro tra accreditamento, spesa intermediata e spesa diretta, pari a 63 miliardi al netto di farmaci e altri presidi sanitari.
Nonostante tutto, l’Italia resta però sotto i principali partner OCSE per spesa sanitaria. Nel 2024 la spesa sanitaria totale, pubblica e privata, si è fermata a 5,2 mila dollari pro capite, contro una media OCSE di 5.967 dollari, pari all’8,4% del Pil rispetto al 9,3% dell’area.
Sul fronte pubblico, la spesa sanitaria italiana ha raggiunto 138,3 miliardi di euro, cioè il 6,3% del Pil, un livello inferiore a quello di Spagna, Regno Unito, Francia e Germania.
All’interno di questa cifra, il 79,2% è stato generato dalle strutture pubbliche e il 20,8% da quelle accreditate; tra il 2002 e il 2024, però, la spesa delle strutture accreditate è cresciuta più rapidamente di quella dei presidi pubblici, al 3% medio annuo contro il 2,5%.
Numeri e classifica
Sul fronte della classifica, il primo posto per ricavi spetta a Papiniano, holding del Gruppo San Donato e dell’Ospedale San Raffaele, con 2.163 milioni di euro, davanti a Humanitas con 1.260 milioni, GVM con 968 milioni, Policlinico universitario Gemelli con 946 milioni e KOS con 799 milioni. È una graduatoria che conferma il peso crescente dei grandi gruppi multi-specialistici e multi-territoriali, capaci di integrare ospedalità, diagnostica, riabilitazione e long term care.
Nel report emergono però anche differenze importanti nei modelli di business. ICS Maugeri e San Raffaele di Roma mostrano il peso più elevato dei ricavi sanitari in regime di accreditamento, mentre nel CDI la quota di ricavi arriva al 76,3%, inclusa una componente rilevante generata da fondi integrativi e assicurazioni. Sul mercato, dunque, convivono operatori fortemente legati alla committenza pubblica e player più esposti alla domanda privata pagante o intermediata.
Il contesto di sistema
Questa distinzione è rilevante perché racconta una trasformazione del sistema salute italiano che va oltre la sola dimensione industriale.
Il privato non cresce solo perché aumenta la capacità di offerta, ma anche perché una parte crescente della domanda cerca tempi più rapidi, percorsi più fluidi e, spesso, una maggiore continuità di servizio rispetto al canale pubblico.
Il comunicato Mediobanca lega esplicitamente questa dinamica al tema delle liste d’attesa. Nel 2024 quasi una persona su dieci ha rinunciato a prestazioni sanitarie per motivi legati ai tempi o ai costi, mentre nel primo semestre del 2026 Agenas registra un miglioramento, con oltre 1,6 milioni di visite specialistiche ed esami diagnostici effettuati entro le soglie previste in più rispetto allo stesso periodo del 2025, pur con forti differenze territoriali. La pressione sull’offerta, quindi, cambia forma e continua a redistribuire domanda verso il privato.
Pochi margini
A questa crescita dei ricavi non corrisponde però una maggiore redditività (e quindi margini per investire) ancora compressa da costo del lavoro, spese energetiche, oneri finanziari e necessità di investire in capacità operativa.
Nel 2024, per citare un esempio, il personale delle società analizzate ha superato le 102 mila unità, in crescita del 17,5% sul 2019 e del 5,3% sul 2023. Ma l’aumento degli organici non risolve problemi strutturali quali salari poco competitivi, difficoltà di attrazione del personale e migrazione all’estero dei professionisti sanitari, in un Paese dove i medici con formazione estera sono solo l’1% del totale contro una media OCSE del 20%.
Implicazioni per l’innovazione
È in questo quadro che l’innovazione smette di essere un capitolo accessorio e diventa una leva industriale. Se i ricavi crescono ma i margini restano compressi, la competitività dei grandi gruppi dipenderà sempre di più dalla capacità di migliorare efficienza, appropriatezza clinica e produttività attraverso soluzioni digitali.
L’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano sottolinea che il sistema sanitario italiano è entrato in una fase in cui gli investimenti avviati devono essere consolidati con governance, competenze e interoperabilità dei dati.
Per la sanità privata questo significa almeno quattro traiettorie, alcune delle quali indicate proprio nel piano Sanità digitale. La prima è l’intelligenza artificiale applicata alla diagnostica e all’imaging, dove il supporto algoritmico può ridurre i falsi negativi, accelerare la refertazione e standardizzare i processi. La seconda è la telemedicina, particolarmente rilevante per chronic care, follow-up e RSA, in un contesto dove l’assistenza deve spostarsi sempre più verso modelli continuativi e territoriali.
La terza direttrice è organizzativa: automazione documentale, gestione intelligente degli slot, integrazione tra prenotazione, refertazione e pagamento, con impatti diretti sia sui costi sia sull’esperienza del paziente. La quarta è strategica e riguarda la capacità di connettere dati clinici, dispositivi, cartelle e piattaforme in un ecosistema interoperabile, prerequisito per qualunque applicazione avanzata di intelligenza artificiale o medicina personalizzata.
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Laura Morelli
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