Fauci torna davanti al Senato e invoca il Quinto Emendamento


L’ex responsabile della risposta sanitaria americana al Covid, Anthony Fauci, rifiuta di rispondere sull’origine della pandemia, sui finanziamenti alla ricerca in Cina e sui suoi diari personali e il senatore repubblicano Rand Paul valuta l’accusa di oltraggio al Congresso, mentre i democratici denunciano una persecuzione politica.

Anthony Fauci è tornato davanti al Congresso degli Stati Uniti, ma questa volta ha scelto il silenzio. Per oltre due ore, durante l’audizione del 29 luglio davanti alla Commissione per la Sicurezza interna e gli Affari governativi del Senato, l’ex direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases ha invocato ripetutamente il Quinto Emendamento, rifiutandosi di rispondere a più di cento domande.

Per anni Fauci è stato il volto più riconoscibile della risposta sanitaria americana al Covid-19, presente nelle conferenze stampa della Casa Bianca e nei principali programmi televisivi. Davanti ai senatori, invece, ha pronunciato quasi sempre la stessa formula, spiegando di non voler fornire dichiarazioni che avrebbero potuto essere utilizzate contro di lui in un procedimento penale.

L’audizione era stata convocata dal presidente repubblicano della Commissione, Rand Paul, uno dei suoi più duri oppositori fin dagli anni della pandemia. Al centro del confronto vi erano l’origine del SARS-CoV-2, i finanziamenti americani destinati alla ricerca sui coronavirus, gli studi condotti in Cina e le informazioni contenute nei diari personali dell’ex consigliere sanitario.

Perché Fauci è tornato davanti alla Commissione

Fauci, in pensione dal 2022 dopo aver diretto il NIAID per quasi quarant’anni, è stato convocato con un mandato di comparizione. Rand Paul sostiene da tempo che l’ex funzionario abbia fornito al Congresso informazioni incomplete o fuorvianti sui fondi federali destinati a ricerche condotte dal Wuhan Institute of Virology.

Secondo il senatore repubblicano, una parte delle risorse pubbliche americane, transitata attraverso organizzazioni esterne, avrebbe sostenuto esperimenti sui coronavirus dei pipistrelli riconducibili alla cosiddetta ricerca gain of function. Con questa espressione si indicano studi nei quali le caratteristiche di un agente patogeno vengono modificate per analizzarne la trasmissibilità, l’evoluzione o la capacità di provocare malattie.

Fauci ha sempre respinto questa ricostruzione, sostenendo che gli esperimenti finanziati dagli Stati Uniti non rientrassero nella definizione regolamentare di ricerca gain of function particolarmente rischiosa. Ha inoltre negato di aver mentito al Congresso.

La nuova convocazione è arrivata anche dopo la pubblicazione di oltre mille pagine di appunti e diari personali risalenti agli anni della pandemia. Secondo Paul, quei documenti potrebbero mostrare divergenze tra le valutazioni private di Fauci e le dichiarazioni rese pubblicamente agli americani.

L’ex responsabile sanitario ha invece sempre sostenuto che i propri appunti fossero coerenti con le posizioni espresse durante l’emergenza e che l’ipotesi di una fuga da laboratorio non fosse mai stata esclusa in modo categorico.

Le domande sui finanziamenti in Cina e sulle ricerche a Fort Detrick

Durante l’audizione, Rand Paul ha chiesto a Fauci di chiarire il ruolo del governo federale nel finanziamento delle ricerche condotte in Cina e di spiegare se alcuni esperimenti sui coronavirus potessero aver aumentato le caratteristiche biologiche dei virus studiati.

Il senatore ha collegato la questione al dibattito sull’origine del Covid-19, ancora oggi diviso tra due principali ipotesi: il passaggio naturale del virus dagli animali all’uomo oppure un incidente avvenuto durante attività di laboratorio.

Non è stata raggiunta una conclusione definitiva e non esistono prove pubbliche che dimostrino che Fauci abbia provocato o consapevolmente favorito la pandemia.

Paul ha inoltre sollevato interrogativi su studi condotti negli Stati Uniti su virus ad alto rischio biologico, compresi quelli riguardanti un ceppo di monkeypox a Fort Detrick, nel Maryland.

Anche su questi temi Fauci ha rifiutato di rispondere, invocando il diritto costituzionale a non autoincriminarsi.

Ron Johnson e i diari personali

Il senatore repubblicano Ron Johnson ha concentrato il proprio intervento sulle annotazioni private di Fauci e sulle comunicazioni inviate ai governatori americani durante la fase delle riaperture. Johnson gli ha chiesto se quanto scritto nei diari fosse coerente con le dichiarazioni pubbliche e con una lettera relativa alle riaperture decise contea per contea.

L’obiettivo era verificare se Fauci avesse presentato agli americani una valutazione più rassicurante rispetto alle preoccupazioni espresse in privato. L’ex direttore del NIAID non ha risposto nel merito. Non ha negato, non ha fornito spiegazioni e non ha dichiarato di non ricordare. Ha semplicemente ribadito la volontà di avvalersi del Quinto Emendamento.

Che cosa prevede il Quinto Emendamento

Il Quinto Emendamento della Costituzione americana contiene alcune delle principali garanzie riconosciute alle persone coinvolte in procedimenti giudiziari. Tra queste figura il diritto a non essere costretti a testimoniare contro sé stessi. Una persona può quindi rifiutarsi di rispondere quando ritiene che le proprie parole possano essere utilizzate per aprire un’indagine, formulare un’accusa o sostenere un procedimento penale.

Il diritto può essere invocato anche durante un’audizione parlamentare e non soltanto da chi è già formalmente imputato.

Avvalersi del Quinto Emendamento non equivale, sul piano giuridico, a confessare un reato. Anche una persona che si dichiara innocente può scegliere di non rispondere se teme che un’imprecisione, una contraddizione o una frase estrapolata dal contesto possano essere usate contro di lei.

Per questo il silenzio di Fauci non può essere considerato una prova di colpevolezza. Sul piano politico, tuttavia, la scelta ha alimentato i sospetti dei suoi avversari e rafforzato l’immagine di un funzionario non disposto a rendere conto delle decisioni adottate durante la pandemia.

Fauci si sente perseguitato

Fauci ha spiegato di considerarsi il bersaglio di una campagna personale e politica guidata da Rand Paul. Secondo l’ex responsabile sanitario, lo scopo dell’audizione non sarebbe stato quello di accertare serenamente i fatti, ma di indurlo a pronunciare una frase che potesse essere utilizzata per avviare un nuovo procedimento.

Fauci ha accusato Paul di avere un’«ossessione» per vederlo «dietro le sbarre» e ha sostenuto che qualsiasi risposta, anche se veritiera, avrebbe potuto essere reinterpretata come falsa dichiarazione o come contraddizione rispetto alle numerose testimonianze rese negli anni precedenti.

Durante l’audizione la tensione è aumentata quando il suo legale, David Schertler, è intervenuto ripetutamente per parlare a nome dell’assistito. Rand Paul ne ha ordinato l’allontanamento dall’aula, sostenendo che spettasse al testimone rispondere direttamente ai senatori.

La grazia preventiva concessa da Biden

Uno degli aspetti più controversi riguarda la grazia preventiva concessa a Fauci dall’allora presidente Joe Biden il 20 gennaio 2025, nelle ultime ore del proprio mandato. Il provvedimento copriva eventuali reati federali commessi da Fauci tra il 1° gennaio 2014 e il 19 gennaio 2025 in relazione all’attività svolta al servizio del governo. Biden spiegò di voler proteggere alcuni funzionari pubblici da possibili procedimenti motivati dalla vendetta politica. Precisò inoltre che la grazia non implicava alcuna ammissione di colpevolezza.

Secondo Rand Paul e altri senatori repubblicani, essendo stato graziato per le condotte passate, Fauci non avrebbe più avuto motivo di rifiutarsi di rispondere sui fatti coperti dal provvedimento.

La questione è però più complessa. La grazia riguarda eventuali reati federali commessi prima del 20 gennaio 2025, ma non potrebbe proteggerlo da una falsa testimonianza resa oggi davanti al Congresso. Non esclude inoltre necessariamente ogni rischio collegato a procedimenti statali o a contestazioni non comprese nel testo del provvedimento. Proprio per questo i suoi legali hanno sostenuto che il pericolo di autoincriminazione non fosse completamente eliminato.

Paul ha affermato che la validità del ricorso al Quinto Emendamento da parte di una persona già graziata dovrebbe essere contestata. Ha inoltre annunciato l’intenzione di chiedere alla Commissione un voto per oltraggio al Congresso.

L’ultima parola sulla possibilità di obbligare Fauci a rispondere spetterebbe comunque ai tribunali.

“Il silenzio di Fauci non è una difesa, è un verdetto”

Per i suoi critici, il rifiuto di rispondere rappresenta un fatto politicamente devastante. L’uomo che per anni aveva chiesto agli americani di avere fiducia nella scienza e nelle istituzioni ha scelto di non fornire spiegazioni sulle decisioni che hanno inciso profondamente sulla vita del Paese. Durante la pandemia milioni di famiglie hanno subito la chiusura delle scuole, le restrizioni alle attività economiche, la perdita del lavoro e gli obblighi imposti per accedere a determinate professioni o strutture.

Per i repubblicani, chi ha avuto un ruolo centrale nell’elaborazione delle politiche sanitarie avrebbe il dovere morale e istituzionale di spiegare come e perché quelle decisioni siano state assunte.

Da questa posizione nasce l’affermazione secondo cui “il silenzio di Fauci non è una difesa, è un verdetto”. Si tratta però di un giudizio politico, non di una conclusione giudiziaria. Il Quinto Emendamento impedisce di considerare il silenzio come una confessione. Sul piano dell’opinione pubblica, tuttavia, il rifiuto di rispondere può avere conseguenze sulla credibilità di Fauci e delle istituzioni sanitarie che ha rappresentato.

Chi protegge il silenzio

Secondo i critici, il silenzio protegge innanzitutto Fauci da eventuali conseguenze penali derivanti dalle sue stesse parole. Ma protegge indirettamente anche le istituzioni nelle quali ha operato. Se le domande sui finanziamenti alla ricerca in Cina, sugli esperimenti condotti negli Stati Uniti e sull’origine del Covid restano senza risposta, rimangono irrisolti anche alcuni degli interrogativi più dolorosi lasciati dalla pandemia.

Il Covid-19 ha provocato oltre un milione di morti negli Stati Uniti e ha cambiato profondamente il rapporto tra cittadini, medicina e potere pubblico.

Per i detrattori di Fauci, il rifiuto di testimoniare rappresenta quindi un nuovo ostacolo alla trasparenza. Per i suoi sostenitori, invece, è la conseguenza di anni di indagini politiche, minacce e accuse che non hanno prodotto prove definitive di condotte criminali.

Le domande provocatorie dei repubblicani

Non tutte le domande rivolte a Fauci hanno riguardato temi scientifici o giuridici. Il senatore repubblicano Josh Hawley ha iniziato chiedendogli quale giorno della settimana fosse e quale colore avesse la cravatta che indossava. L’obiettivo era dimostrare che Fauci avrebbe invocato il Quinto Emendamento anche davanti a quesiti manifestamente innocui e privi di qualsiasi rischio di autoincriminazione.

Hawley lo ha inoltre accusato di avere tratto vantaggi personali dalla notorietà acquisita durante la pandemia, ricordando le apparizioni sulle riviste e sui mezzi di comunicazione.

Il senatore Bernie Moreno ha invece attaccato le raccomandazioni sanitarie sugli obblighi di mascherina, sul distanziamento sociale e sulle restrizioni, accusando Fauci di avere imposto regole sproporzionate senza subire personalmente le stesse conseguenze economiche affrontate da milioni di cittadini.

La difesa dei democratici

I senatori democratici hanno contestato l’impostazione dell’audizione, sostenendo che il suo esito fosse stato deciso prima ancora dell’inizio delle domande. Richard Blumenthal ha definito il procedimento parte di una «campagna contro la scienza» che avrebbe reso gli Stati Uniti meno sicuri.

Secondo il senatore democratico, la convocazione di Fauci rappresenterebbe un tentativo di riscrivere la storia della pandemia e di trasformare un funzionario pubblico in un capro espiatorio per decisioni adottate in condizioni di emergenza e di profonda incertezza scientifica.

Anche Gary Peters ha accusato i repubblicani di avere organizzato un’audizione prevalentemente politica, finalizzata a screditare Fauci e, più in generale, l’intera risposta sanitaria federale al Covid-19.

Un gruppo di oltre 150 scienziati ha inoltre sottoscritto una lettera in difesa dell’ex direttore del NIAID, sostenendo che le accuse di avere coperto l’origine del virus, condizionato altri ricercatori o finanziato direttamente la nascita della pandemia fossero prive di prove.

La posizione di Fauci sull’origine del virus

I legali di Fauci hanno sempre negato che l’ex direttore del NIAID abbia considerato impossibile l’ipotesi di una fuga da laboratorio. La sua posizione è stata che il virus potesse avere avuto un’origine naturale, ma che ogni ipotesi dovesse restare aperta in presenza di nuove prove. Fauci ha inoltre sostenuto che i virus studiati attraverso i programmi finanziati dagli Stati Uniti fossero geneticamente troppo diversi dal SARS-CoV-2 per essere considerati i precursori diretti del virus responsabile della pandemia.

Il dibattito scientifico rimane aperto. Alcuni studi considerano più plausibile l’origine zoonotica collegata al mercato di Huanan, mentre una parte delle agenzie di intelligence americane ritiene possibile un incidente di laboratorio, spesso con livelli di fiducia bassi o moderati.

Nessuna delle due ipotesi è stata dimostrata in modo definitivo.

Il commento del medico italiano Roy De Vita

Il ricorso sistematico al Quinto Emendamento ha suscitato reazioni anche in Italia. Roy De Vita, primario di Chirurgia plastica e ricostruttiva all’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, ha sottolineato le conseguenze che il comportamento di Fauci potrebbe avere sulla fiducia dei cittadini nelle autorità sanitarie.

“La scienza si basa su tre pilastri: trasparenza, verificabilità dei dati e dubbio. Se hai agito con rigore e in buona fede, ti difendi con i dati e rispondi a ogni singola domanda. Quando chi ha guidato la sanità pubblica si fa scortare dai legali e sceglie il silenzio per non incriminarsi, la credibilità della medicina subisce un colpo devastante, ha dichiarato De Vita con un post su Instagram.

Una valutazione che sposta il confronto oltre il terreno strettamente giudiziario. Indipendentemente dall’esistenza di eventuali responsabilità penali, il rifiuto di rispondere rischia infatti di aggravare la frattura tra una parte dell’opinione pubblica e le istituzioni scientifiche che hanno gestito l’emergenza pandemica.

Il problema, secondo questa lettura, non riguarda soltanto la posizione personale di Fauci, ma la credibilità dell’intero sistema sanitario.

Una battaglia politica ancora aperta

Al termine dell’audizione, nessuna delle domande centrali ha ricevuto una risposta diretta.

Rand Paul ha annunciato l’intenzione di procedere con un voto per oltraggio al Congresso, sostenendo che Fauci non potesse utilizzare il Quinto Emendamento per sottrarsi indiscriminatamente a ogni quesito.

Fauci, da parte sua, ha ribadito di essere vittima di una persecuzione politica e di avere esercitato un diritto costituzionale riconosciuto a ogni cittadino americano.

Resta quindi aperto un doppio confronto.

Il primo è giuridico e riguarda la possibilità che una persona già destinataria di una grazia preventiva possa continuare a invocare il diritto contro l’autoincriminazione sui fatti coperti dal provvedimento.

Il secondo è politico e riguarda la responsabilità pubblica di chi ha guidato il Paese durante una delle più gravi emergenze sanitarie della storia contemporanea.

Il silenzio di Fauci non rappresenta una condanna. Ma, dopo oltre cento domande rimaste senza risposta, difficilmente potrà essere considerato un fatto privo di conseguenze.


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 Giampa Natal

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