Pistoia, 2 agosto 2026 – Sergio Iorio, presidente della Pistoiese, avete presentato la campagna abbonamenti e la squadra ha iniziato la preparazione estiva: quali sono le aspettative dopo la delusione della scorsa stagione?
“Presentiamo una squadra costruita con grande intelligenza dal direttore Taibi e con investimenti che sono andati oltre le aspettative. È stata una reazione d’orgoglio dopo il finale amaro della scorsa stagione, quando ci sentivamo già promossi. Dopo una profonda riflessione sulle cause abbiamo deciso di fare ancora di più e rafforzare la squadra. In panchina è arrivato Bisoli, che vanta oltre 350 panchine in Serie B, mentre sul mercato abbiamo portato a Pistoia giocatori di categoria superiore come Motti, Corazza, Contini e Saporetti. A loro si aggiungono le conferme di chi ha scelto di restare con entusiasmo. Abbiamo lavorato su tre fronti per costruire una squadra più forte: top player, conferme e giovani”.
Anche perché i giovani sono fondamentali per via della regola dei tre under obbligatori…
“Quest’anno abbiamo fatto un lavoro mai visto prima, selezionando giovani già pronti, con almeno uno o due campionati alle spalle in questa categoria. Al di là del budget – di cui tutti sembrano essersi dimenticati – abbiamo investito per costruire una squadra ancora più forte. Mi aspetto che la città e i tifosi abbiano apprezzato lo sforzo e ci diano una risposta concreta”.
Quale obiettivo vi ponete per la campagna abbonamenti e quanto sarà importante il pubblico? Ci saranno sinergie locali?
“L’anno scorso abbiamo chiuso con 1.200 abbonati. Quest’anno sarei soddisfatto con 1.500, ma arrivare a quota 2.000 significherebbe avere la conferma che la piazza è davvero con noi. C’è entusiasmo per quello che è stato fatto. Peraltro, chi arriva dalla Serie B percepisce molto il sostegno del pubblico: il tifo deve essere il dodicesimo uomo in campo anche per mettere tutti loro a proprio agio. Sul fronte delle sinergie abbiamo previsto sconti incrociati tra Pistoiese e Pistoia Basket e per gli iscritti di tante associazioni come Cisl, Cigl, Confagricoltura, Confcommercio, Confartigianato e Arci”.
E l’obiettivo del progetto sportivo?
“Resta la serie B, ma serve tempo”.
Il tema è sempre lo stesso: in queste categorie non è facile conciliare gli investimenti con i bilanci…
“Sto cercando di razionalizzare una scelta, quella degli enormi investimenti che sto facendo, che, di fatto, razionale non è. In queste categorie si va soltanto in perdita: non c’è modo di coprire i costi, perché i ricavi non bastano e parliamo di milioni di euro. Una speranza arriva dagli investitori esteri”.
Perché un investitore estero dovrebbe puntare sul calcio italiano?
“Il calcio italiano ha un potenziale molto alto. L’intero sistema della Premier League inglese vale circa 5 miliardi di sterline, quello italiano appena un miliardo, perché da noi il calcio vive soprattutto la domenica, mentre in Inghilterra è un’industria che genera valore sette giorni su sette, tra stadi, ristoranti e alberghi. Gli investitori stranieri scelgono l’Italia proprio per questo potenziale di crescita”.
Ma c’è interesse reale?
“C’è un forte interesse da parte di investitori americani e inglesi: basta pensare a realtà come Siena, Ravenna e Pisa. Un investitore estero compra una società per aumentarne il valore nel tempo. Ecco perché giustifico questi miei investimenti a fondo perduto: l’obiettivo è portare la società in Serie B. Da imprenditore so che è lì che una squadra può iniziare a pareggiare i conti e produrre utili. In Serie C i diritti televisivi valgono 100/200 mila euro, mentre in Serie B si parla di diversi milioni: per la Pistoiese significherebbero 5 o 6 milioni di euro di base, ai quali si aggiungerebbero gli introiti della pubblicità nazionale”.
Continua a essere debole la risposta dell’imprenditoria locale, ma va meglio ora con il Consorzio Orange?
“Gli imprenditori pistoiesi ci stanno dando una mano sia con sponsorizzazioni dirette – come dimostra il legame trentennale con Vannucci Piante – che attraverso il Consorzio Orange, guidato da Stefano Campanella. È nato un anno fa e oggi conta già oltre 50 aziende aderenti. Il consorzio ha un duplice obiettivo: favorire i rapporti tra le piccole e medie imprese del territorio e raccogliere quote associative e donazioni a sostegno della Pistoiese. La quota massima per ogni consorziato è di 10 mila euro. L’idea è unire tanti piccoli soggetti per creare una realtà più forte. Per fortuna ci sono loro, sono molto affezionati e mi rendono orgoglioso”.
Ma lei sente sempre la mancanza di un partner pistoiese forte nelle quote societarie…
“Ho cercato a lungo, ma non ho trovato nessun imprenditore pistoiese disposto ad affiancarmi in questo progetto, condividendone rischi e opportunità. Eppure oggi ci sono importanti prospettive di crescita, ma a Pistoia molta attenzione è assorbita anche dal basket”.
Crede che non si voglia rischiare?
“Qui ci sono molti depositi bancari, perché la cultura prevalente è quella di lasciare fermi i capitali. I nuovi marchi importanti, oltre al nostro storico main sponsor Vannino Vannucci, non sono pistoiesi: penso ad Azimut, Italbroker e Olivetti, che è il nuovo back sponsor di maglia. Continuo a cercare un socio locale, ma al momento non l’ho trovato”.
Qual è oggi la percezione della Pistoiese a livello nazionale?
“Oggi godiamo di un grande riconoscimento nel mondo del calcio. In appena due anni siamo riusciti a risalire dalle macerie lasciate da De Simone. La credibilità della Pistoiese, a livello nazionale, è oggi superiore alla categoria in cui milita: anche in Lega ci è stato riconosciuto che la nostra organizzazione è già da professionismo e noi siamo pronti. Grande merito va all’amministratore delegato Fabio Fondatori e al suo team di collaboratori. Come società, però, non guardiamo soltanto alla prima squadra: continuiamo a investire con forza nel settore giovanile e nelle strutture, perché la Pistoiese deve tornare a essere un patrimonio solido per tutto il territorio”.
Passiamo alle strutture. Quanto conta un centro sportivo di proprietà per il futuro del club?
“È un discorso delicato e complesso, ma rappresenta l’anima imprenditoriale del progetto. Una società senza un centro sportivo semplicemente non esiste. A Pisa sono già partiti e noi vogliamo realizzare qualcosa di importante. Vorrei lasciare qualcosa a Pistoia investendo in un centro sportivo che renda la società più appetibile e completa”.
A che punto è la trattativa per Pistoia Ovest e cosa prevede il macroprogetto Orange City?
“In standby purtroppo. Il cambio di amministrazione ha dilatato i tempi. Stavamo portando avanti questo progetto da oltre due anni, prima con Alessandro Tomasi e poi con Anna Maria Celesti, e il confronto era arrivato a un punto avanzato per consentirci di acquistare il terreno a Pistoia Ovest e realizzare Orange City, ma è cambiata l’amministrazione e per ora è tutto fermo…”.
Quali tempistiche vi attendete dalle istituzioni e cosa accadrebbe se i tempi si allungassero ancora?
“Il terreno deve andare all’asta rapidamente e ci aspettiamo che il Comune proceda entro dicembre. Più tempo passa, più rischiamo di perdere l’interesse degli investitori che partecipano al progetto Orange City al mio fianco – una compagine composta al 50% dalla Pistoiese e al 50% da imprenditori locali – e che hanno creduto fin dall’inizio nell’iniziativa”.
Pensa che ora siate trattati come tutte le altre squadre non professionistiche del territorio?
“La Pistoiese, pur militando in Serie D, non è una società come le altre: rappresenta anche un patrimonio per la città e non può essere dimenticata da chi ha responsabilità istituzionali. Come imprenditore che viene da fuori, pur avendo radici pistoiesi, sto cercando di costruire un gruppo per realizzare qualcosa di importante in una città carente di impianti. Le istituzioni dovrebbero aiutarci garantendo tempi rapidi nel rispetto delle procedure. Invece, a volte, sembra quasi che stiano facendo un favore a noi. Se non saranno i privati a realizzare queste strutture, dovrà farlo il pubblico. Noi chiediamo di costruire campi che servano non solo alla Pistoiese, ma anche alle società del territorio che oggi faticano a trovare spazi”.
Pensa a soluzioni alternative?
“A causa dei ritardi stiamo valutando anche proposte arrivate da altri Comuni della provincia, che ci hanno offerto aree che si trovano sul loro territorio. L’unico svantaggio sarebbe logistico, ma siamo pronti a prenderle in considerazione. È un progetto pensato per la città, già in fase di macroprogettazione. Chi investe ha bisogno della proprietà del terreno oppure di una concessione di almeno trent’anni”.
Ci spiega il progetto nel dettaglio?
“Il format si ispira in parte a quello realizzato ad Alessandria: un’area di 50mila metri quadrati con due anime. La prima sarà sportiva e ospiterà l’attività della Pistoiese, con campi per il settore giovanile, il femminile e la squadra For Special, oltre a una palestra coperta per scherma, danza, yoga e tennis, disciplina per la quale stiamo trattando con il Tennis Club per la gestione. La seconda sarà commerciale, con bar, ristorante, pizzeria, una foresteria e un piccolo centro congressi dedicato alle piccole imprese locali. Inoltre ho già una lettera d’intenti firmata con Casa della Salute per la realizzazione di ambulatori di diagnostica. È un’iniziativa che non fatica a trovare investitori, perché rappresenta un vero centro di profitto. Ma abbiamo bisogno dell’area per realizzarlo”.
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