La manovra finanziaria 2026-2027 promette meno tasse ma punta a incassare 36 miliardi in più da controlli e accertamenti


Il governo lavora alla nuova manovra finanziaria 2026-2027 con un obiettivo apparentemente contraddittorio: ridurre la pressione fiscale su famiglie e imprese e, allo stesso tempo, aumentare in modo significativo il gettito derivante dalla lotta all’evasione. Non è un paradosso, ma una scelta di metodo precisa: meno tasse per chi paga regolarmente, più controlli mirati per chi sfugge al Fisco. Secondo le prime stime circolate, l’esecutivo punta a recuperare fino a 36 miliardi di euro aggiuntivi attraverso accertamenti, controlli incrociati e nuove tecnologie di analisi dei dati, una cifra che si affianca ai risultati record già registrati nel 2025 e che dovrebbe finanziare, almeno in parte, gli sgravi fiscali promessi ai contribuenti.

Prima di guardare al futuro, è utile ricordare i numeri di partenza. Nel 2025 l’Agenzia delle Entrate e l’Agenzia delle Entrate Riscossione hanno portato nelle casse dello Stato oltre 36 miliardi di euro, il risultato più alto mai registrato, con un incremento di circa l’8,4% rispetto all’anno precedente. Di questi, quasi 29 miliardi derivano direttamente dalle attività di contrasto all’evasione, mentre la parte restante arriva da versamenti successivi ai controlli, campagne di compliance e riscossione per conto di altri enti.

Questo trend positivo è il punto di partenza su cui si innesta la nuova manovra: il governo non vuole limitarsi a confermare i risultati ottenuti, ma punta a strutturarli in un piano triennale con obiettivi crescenti, arrivando a 14,9 miliardi di euro l’anno dalle sole attività di prevenzione e controllo entro il 2028.

Basta controlli a campione: arriva la selezione mirata e capillare

La misura più rilevante allo studio per la Manovra 2027 riguarda il cambio di metodo nei controlli fiscali. Il governo intende abbandonare progressivamente la logica dei controlli a campione, ritenuta poco efficiente, per puntare su una selezione mirata basata sull’incrocio massivo dei dati. Il sistema, gestito dalla Sogei, il braccio tecnologico del Ministero dell’Economia, incrocia informazioni provenienti da fatture elettroniche, corrispettivi telematici, dati bancari e dichiarazioni dei redditi per individuare anomalie specifiche ancora prima di avviare un accertamento vero e proprio.

Per il solo 2026 sono già stati programmati oltre 450mila controlli, concentrati in particolare su due fenomeni: le perdite societarie dichiarate senza reali presupposti economici e le discrepanze tra incassi elettronici tracciati dai POS e scontrini effettivamente emessi.

Il potenziamento dell’incrocio POS e registratori telematici

Tra le misure più concrete già in vigore, e destinate a essere rafforzate nella nuova manovra, c’è l’obbligo di abbinamento tra terminali POS e registratori telematici. Questo collegamento consente al Fisco di verificare in tempo reale che ogni incasso elettronico corrisponda a uno scontrino fiscale effettivamente emesso, riducendo drasticamente la possibilità di occultare ricavi.

I primi dati disponibili confermano l’efficacia dello strumento dei pos collegati ai registratori di cassa: nei primi cinque mesi del 2026 questo meccanismo ha prodotto un effetto di emersione stimato in 5,3 miliardi di euro, con oltre 115 milioni di scontrini aggiuntivi emessi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e circa un miliardo di euro in più di IVA versata spontaneamente.

Pignoramenti intelligenti e accesso pieno alle fatture elettroniche

Una delle novità più discusse riguarda i cosiddetti pignoramenti intelligenti. Dal 2026 l’amministrazione della riscossione ottiene un accesso pieno ai dati delle fatture elettroniche, uno strumento che permette di individuare con precisione i flussi finanziari attivi di clienti e fornitori dei soggetti debitori nei confronti del Fisco.

In pratica, chi ha debiti erariali significativi, superiori a una soglia individuata in circa 50mila euro, rischia di vedersi bloccati i pagamenti in arrivo da clienti e partner commerciali, con un impatto diretto sulla liquidità aziendale. Per le imprese, questo significa che una gestione fiscale disallineata può tradursi rapidamente in un vero e proprio rischio di cassa, anche in assenza di comportamenti fraudolenti.

Precisiamo che l’Agenzia Entrate Riscossione ha programmato circa 1,6 milioni di procedure per il 2026, tra fermi amministrativi, ipoteche e pignoramenti, con l’obiettivo di affidare i crediti all’agente della riscossione entro 120 giorni dalla definitività del provvedimento.

Comunicazioni preventive e adempimento spontaneo

Accanto alla stretta sui controlli,  con la nuova Manovra Finanziaria il governo punta anche su strumenti di compliance preventiva, pensati per favorire la regolarizzazione spontanea prima dell’apertura di un contenzioso. Tra le misure allo studio c’è la possibilità, riconosciuta all’Agenzia delle Entrate, di inviare comunicazioni preventive quando risultano fatture elettroniche emesse ma non una corrispondente dichiarazione IVA per lo stesso periodo.

Si tratta di un meccanismo che invita il contribuente a rimediare autonomamente all’anomalia rilevata, evitando così l’apertura di un accertamento formale. Per il 2026 sono previste circa 2,4 milioni di lettere di compliance, con l’obiettivo dichiarato di ridurre al di sotto del 3% la quota di falsi positivi, cioè le segnalazioni che si rivelano infondate dopo la verifica.

Il concordato preventivo biennale e il monitoraggio comportamentale

Un ruolo centrale nella strategia anti evasione è affidato al concordato preventivo biennale, lo strumento che consente ai contribuenti con determinati punteggi ISA di concordare in anticipo con il Fisco il proprio livello di reddito imponibile per due anni, in cambio di una minore esposizione ai controlli.

Il sistema si intreccia sempre più con l’analisi comportamentale dei contribuenti: i punteggi ISA, incrociati con altri indicatori di rischio, permettono di individuare soggetti definiti “anomali”. Chi viene segnalato come tale e non aderisce al concordato viene inserito in un percorso di accertamenti mirati e più frequenti, secondo una logica che punta a incentivare comportamenti collaborativi piuttosto che a colpire indiscriminatamente.

La stretta sulle partite IVA fittizie e recupero crediti più rapido e obiettivi sui rimborsi IVA

Un altro fronte su cui il governo intende intervenire riguarda le cosiddette partite IVA “apri e chiudi”, aperte cioè con il solo scopo di realizzare frodi fiscali per un periodo limitato prima di essere chiuse. L’obiettivo fissato per il triennio prevede 9mila chiusure d’ufficio nel 2026, che salgono a 9.500 nel 2027 e a 10mila nel 2028, con l’obiettivo di disincentivare l’apertura di posizioni IVA fittizie fin dall’origine.

La manovra punta anche a rendere più efficiente la macchina della riscossione. Tra gli obiettivi fissati nelle convenzioni tra Ministero dell’Economia e Agenzie fiscali figura l’affidamento dei crediti derivanti da accertamento entro 120 giorni dalla definitività del provvedimento, con una percentuale di successo che dovrebbe salire dall’87% nel 2026 al 90% nel biennio successivo.

Parallelamente, il governo si è impegnato a ridurre i tempi di attesa per i rimborsi IVA alle imprese, che dovrebbero scendere dai 70 giorni previsti nel 2026 a 67 giorni nel 2027, fino ad arrivare a 64 giorni nel 2028. Una misura pensata soprattutto per le piccole e medie imprese, che spesso attendono mesi prima di rientrare in possesso di somme dovute, con effetti negativi sulla liquidità aziendale.

Intelligenza artificiale al servizio dei controlli, ma con supervisione umana

La tecnologia, e in particolare l’intelligenza artificiale, gioca un ruolo crescente nell’analisi dei dati fiscali. I nuovi sistemi di IA permettono di monitorare quasi in tempo reale i comportamenti fiscali dei contribuenti, ottimizzando i tempi di intervento e riducendo i margini di errore rispetto ai controlli tradizionali.

Le linee guida dell’Agenzia delle Entrate chiariscono però un punto fermo: nessun accertamento potrà mai dipendere esclusivamente da un algoritmo. La decisione finale resta sempre affidata alla valutazione dei funzionari, mentre l’intelligenza artificiale viene utilizzata come strumento di supporto per individuare le anomalie da approfondire.

Cosa significa per famiglie e imprese

Per i contribuenti che versano regolarmente le imposte dovute, le nuove misure non dovrebbero comportare cambiamenti diretti, se non un miglioramento nei tempi di rimborso e nella qualità dei servizi digitali offerti dal Fisco. Il vero impatto riguarda invece chi presenta anomalie nei dati dichiarati, chi ha debiti erariali significativi o chi opera con partite IVA irregolari.

Per le imprese, in particolare, la raccomandazione che emerge con maggiore forza dagli addetti ai lavori è quella di aggiornare i propri processi contabili e fiscali, riconciliando in modo sistematico fatture elettroniche, corrispettivi telematici e dichiarazioni IVA, per evitare di essere segnalati non per comportamenti fraudolenti, ma per semplici disallineamenti nei dati.

 

Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell’ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche …


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