Caro carburanti, nella Tuscia prezzi ancora elevati: oltre 1.200 imprese esposte ai rincari


di REDAZIONE- Il tetto introdotto dalle grandi compagnie alleggerisce in parte il conto alla pompa, ma nel Viterbese restano forti differenze tra un impianto e l’altro. Autotrasportatori, agenti di commercio, taxi e Ncc tra le categorie maggiormente penalizzate

VITERBO – La corsa dei carburanti rallenta, ma per famiglie e imprese della Tuscia il peso del pieno resta considerevole. Dopo settimane di forti aumenti, le iniziative messe in campo dalle principali compagnie petrolifere e gli interventi del Governo sulle accise stanno producendo i primi ribassi, senza tuttavia riportare benzina e gasolio sui livelli precedenti alla nuova crisi energetica.

A Viterbo il quadro appare particolarmente frammentato. I dati comunicati dai gestori all’Osservaprezzi carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy mostrano infatti differenze di diverse decine di centesimi tra un distributore e l’altro.

Nella giornata del primo ottobre, le rilevazioni relative al comune di Viterbo indicavano una media intorno a 2,02 euro al litro per la benzina self-service e 2,21 euro per il gasolio, con quotazioni sensibilmente inferiori presso alcune pompe bianche e valori superiori ai 2,30-2,40 euro per litro per il diesel in diversi impianti.

A modificare lo scenario è stata innanzitutto Eni, che dal 28 settembre ha introdotto presso la rete Enilive un tetto di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, inizialmente previsto per trenta giorni e con possibilità di proroga in funzione dell’andamento dei mercati e degli approvvigionamenti. Secondo la società, al momento dell’introduzione la misura equivaleva a circa 17 centesimi al litro in meno rispetto ai livelli medi di mercato.

L’effetto è già visibile anche nel capoluogo della Tuscia: diversi impianti Eni di Viterbo risultavano allineati esattamente sui valori di 1,99 euro per la verde e 2,19 euro per il diesel.

All’iniziativa si sono progressivamente affiancati altri grandi operatori, tra cui IP e Q8. Dal primo ottobre anche Tamoil Italia ha annunciato interventi per contenere i prezzi della propria rete, con misure destinate a rimanere in vigore fino al 31 ottobre. Secondo il Codacons, con l’ingresso di Tamoil gli impianti interessati dalle diverse iniziative di calmierazione salgono a circa 11.500 su oltre 21 mila punti vendita presenti in Italia.

Non significa, però, che tutti i distributori italiani debbano vendere carburante a 1,99 e 2,19 euro. I limiti derivano dalle politiche commerciali delle singole compagnie e la situazione può variare in base al marchio, all’impianto e alla modalità di rifornimento.

Il confronto dei prezzi locali conferma quanto il mercato sia ancora disomogeneo. Alla fine di settembre e all’inizio di ottobre diversi distributori Eni di Viterbo esponevano il diesel self a 2,19 euro e la benzina a 1,99 euro, mentre altri impianti cittadini proponevano il gasolio anche oltre quota 2,35 euro e la benzina oltre i 2,15 euro.

Le rilevazioni provinciali del primo ottobre collocavano la media della benzina self intorno a 2,09 euro al litro e quella del gasolio nell’area dei 2,29-2,31 euro, anche se la forte variabilità dei prezzi e i diversi tempi di aggiornamento dei singoli impianti rendono necessario verificare sempre il costo effettivamente esposto prima del rifornimento.

Il fenomeno non riguarda soltanto Viterbo. A livello nazionale il Mimit aveva registrato già il 30 settembre una riduzione dei valori medi dopo le prime iniziative delle compagnie: la benzina self era scesa a circa 2,11 euro al litro, mentre il gasolio si attestava intorno a 2,32 euro. Il primo ottobre le quotazioni hanno continuato a diminuire, portando la verde sotto quota 2,10 euro e il diesel sotto 2,30 sulla rete stradale ordinaria.

Sul prezzo finale pesa anche l’intervento deciso dal Governo sulle accise. Dal 26 settembre al 5 ottobre lo sconto complessivo sul gasolio, comprensivo dell’effetto Iva, è stato ridotto a 6,1 centesimi al litro, dopo essere stato pari a 12,2 centesimi nel periodo precedente. Dal 6 ottobre è previsto il passaggio al meccanismo delle accise mobili.

La progressiva riduzione dell’agevolazione rende quindi ancora più importante l’andamento delle quotazioni internazionali e le politiche commerciali delle compagnie.

Secondo Eni, tra le cause dell’impennata dei prezzi figurano la contrazione dell’offerta internazionale di prodotti raffinati, le tensioni geopolitiche e la diminuzione della capacità di raffinazione europea, con quasi trenta raffinerie chiuse nel continente negli ultimi quindici anni.

Nella Tuscia 1.274 imprese nei comparti più vulnerabili

Le conseguenze si fanno sentire soprattutto su chi utilizza auto e mezzi commerciali come strumento quotidiano di lavoro.

Un’elaborazione dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre individua in autotrasportatori, tassisti, operatori Ncc e agenti di commercio alcune delle categorie maggiormente esposte all’incremento del costo dei carburanti. Nella provincia di Viterbo le attività riconducibili a questi comparti sarebbero complessivamente 1.274.

La componente numericamente più consistente è quella degli agenti e rappresentanti di commercio, con 954 imprese. Seguono 264 aziende dell’autotrasporto e dei servizi di trasloco e 56 imprese di taxi e noleggio con conducente.

Il dato non significa che tutte queste aziende siano già in stato di crisi finanziaria, ma quantifica la platea locale particolarmente vulnerabile a un aumento strutturale del costo di benzina e gasolio.

Per un agente di commercio che percorre decine di migliaia di chilometri l’anno, ogni variazione di pochi centesimi al litro si traduce infatti in centinaia di euro di costi aggiuntivi. Analogo il problema per taxi e Ncc, mentre nell’autotrasporto l’incidenza del diesel sul costo complessivo del viaggio assume dimensioni ancora maggiori.

La CGIA evidenzia come la crisi abbia colpito in particolare le attività che hanno difficoltà a trasferire immediatamente gli aumenti sui clienti. Nel caso degli autotrasportatori, il problema si somma ai costi per pedaggi, manutenzione dei mezzi e tempi di pagamento delle fatture.

Per alcune categorie di mezzi pesanti sono previsti crediti d’imposta, ma le agevolazioni non riguardano indistintamente tutte le imprese del settore. Anche taxi, Ncc e agenti di commercio hanno margini ridotti per compensare rapidamente la maggiore spesa sostenuta alla pompa.

Secondo le elaborazioni CGIA, dalla fine di febbraio il prezzo medio nazionale della benzina aveva registrato un aumento nell’ordine del 29%, mentre per il diesel la crescita aveva raggiunto circa il 36% prima degli ultimi interventi calmieratori.

Negli ultimi giorni il mercato ha dunque iniziato a invertire la rotta. Secondo il Codacons, in appena quattro giorni il prezzo medio del gasolio sulla rete ordinaria è sceso di circa 9,2 centesimi al litro e quello della benzina di 7,5 centesimi. Per un pieno da 50 litri significa una riduzione della spesa rispettivamente di circa 4,60 e 3,75 euro.

Una diminuzione significativa, ma ancora insufficiente a compensare integralmente gli aumenti accumulati nei mesi precedenti.

Nella Tuscia la situazione resta quindi sospesa tra i primi segnali di raffreddamento dei listini e il peso di prezzi che continuano a incidere sui bilanci familiari e sui conti delle imprese. Molto dipenderà ora dall’andamento delle quotazioni internazionali, dall’evoluzione delle crisi geopolitiche e da ciò che accadrà dopo il 5 ottobre, quando terminerà l’attuale riduzione delle accise sul gasolio.

Per automobilisti, pendolari e operatori economici del Viterbese la parola d’ordine resta intanto confrontare i prezzi: nello stesso territorio, anche a pochi chilometri di distanza, il costo di un litro di carburante può variare ancora in maniera molto consistente.


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