Inchiesta Ricostruzione, Acquaroli parla dell’ex capo di Gabinetto


ANCONA – Fa discutere l’inchiesta “Ricostruzione”, nell’ambito dell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza su delega della Direzione distrettuale antimafia di Ancona, con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, riguardante presunti illeciti nella ricostruzione post terremoto del 2016 e in alcuni appalti pubblici nelle Marche.

L’operazione ha portato in carcere 8 dei 51 indagati, al sequestro impeditivo di tre società e al sequestro preventivo di beni per oltre 57 milioni di euro. I finanzieri sono intervenuti nelle province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino, Fermo, Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza. Sono state eseguite anche oltre 50 perquisizioni e acquisizioni documentali nei confronti di pubblici ufficiali, enti pubblici, professionisti e imprenditori.

Ieri, in un videomessaggio pubblicato sul suo profilo social, il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, aveva espresso «incredulità e amarezza» a seguito della notizia del presunto coinvolgimento del suo «ex capo di Gabinetto», come lui stesso lo definisce nel video, ovvero Fabio Pistarelli, avvocato, dimessosi nel dicembre 2025. Tra gli arrestati figurerebbe anche l’imprenditore edile Enrico Crucianelli.

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Oggi, a Corridonia (Macerata), il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, senza mai fare il nome del suo ex capo di Gabinetto, ha ricostruito i rapporti con Fabio Pistarelli: «Tutti i miei collaboratori conoscono le regole d’ingaggio: una voce o anche un’illazione non doveva neanche palesarsi al settimo piano di Palazzo Raffaello (l’ufficio di presidenza della Regione Marche, ndr.) e sono stato io a chiedergli di fare un passo indietro», ha detto.

Il governatore ha sottolineato che si trattava di voci di fronte alle quali, «se ci fosse stata una riscontrata fondatezza», avrebbe «proceduto insieme alla Regione, ma quella fondatezza la Regione non l’ha avuta».

«Quando nel 2020 siamo stati chiamati alla guida della Regione Marche – ha ricordato -, ho pensato a lui come una figura con la giusta esperienza delle istituzioni, con la giusta conoscenza del territorio e anche dell’ambito che stavamo per affrontare».

Una scelta che il governatore ha ammesso che avrebbe confermato anche per il secondo mandato, nonostante «delle criticità derivanti da quello che mi aspettavo dalla figura di capo di Gabinetto e dall’apporto che ritenevo fondamentale».

Da qui la scelta di prolungargli l’incarico ma solo per tre mesi, in accordo con Pistarelli che, secondo quanto ha riferito oggi Acquaroli, «aveva chiesto questo periodo anche per fare delle nuove esperienze sul territorio».

È stato proprio durante questo periodo che sul capo di Gabinetto «sono giunte delle voci», che il governatore ha detto di aver «trasmesso alla Regione Marche, alla vigilanza, al segretario generale».

«Voci – ha ribadito – che non hanno avuto un riscontro fondato». Acquaroli ha voluto rispondere anche «a chi dice che il presidente poteva non sapere». «Chiedo di portarmi una prova che io sapessi – ha aggiunto -. Devo difendere la mia integrità morale e quella delle istituzioni regionali».

Sull’intera vicenda, Acquaroli si è detto «basito, amareggiato e incredulo» e ha espresso fiducia nel lavoro della Procura e delle autorità inquirenti.

«Se una persona ha sbagliato – ha chiosato, ricordando il principio della presunzione di innocenza – è giusto che sia giudicata e, se condannata, paghi. Ma non è giusto cumulare il sacrificio e il lavoro di tanti con gli eventuali errori di qualcuno».

La Regione Marche e la Struttura del Commissario Straordinario per la ricostruzione Sisma 2016 intendono costituirsi parte civile qualora l’inchiesta della guardia di finanza, coordinata dalla Dda di Ancona e riguardante presunti illeciti nella ricostruzione post-terremoto del 2016 e in alcuni appalti pubblici nelle Marche dovesse approdare a processo.

Sulla vicenda torna a gamba tesa la minoranza in Consiglio regionale. I gruppi assembleari di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Progetto Marche, Lista Ricci chiedono compatti le dimissioni del presidente Acquaroli: «Ha ammesso di aver ricevuto segnalazioni su Pistarelli, ma non ha informato gli organi competenti»

«Sconcerto e indignazione» sono le parole utilizzate dai gruppi assembleari di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Progetto Marche e Lista Ricci, firmatari del comunicato diffuso oggi (23 ottobre).

Al centro della contestazione ci sono le dichiarazioni rese da Acquaroli durante una conferenza stampa a Corridonia (Macerata). Secondo la minoranza, il presidente avrebbe «ammesso di aver ricevuto segnalazioni» su «presunti comportamenti anomali» dell’ex capo di Gabinetto.

Secondo la ricostruzione contenuta nel comunicato stampa a firma dei gruppi assembleari di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Progetto Marche, Lista Ricci, Acquaroli avrebbe riferito di essersi rivolto «al segretario generale della Regione e agli organismi interni di vigilanza (e quali sarebbero poi questi organismi di vigilanza?). E, nonostante abbia dichiarato che le verifiche non avrebbero trovato fondamento nei sospetti, ha comunque deciso di chiedere le dimissioni di Pistarelli».

«Una domanda è inevitabile: perché? – attaccano le minoranze – Se, come sostiene lo stesso Acquaroli, non era emerso nulla di concreto, per quale motivo ha ritenuto necessario arrivare alle dimissioni del suo più stretto collaboratore?».

La minoranza contesta inoltre ad Acquaroli di aver inizialmente assunto una posizione da «vittima della vicenda; oggi ammette di fatto che alcuni sospetti esistevano, ma sostiene di non averli segnalati agli organi competenti perché le verifiche interne non avrebbero confermato nulla».

Da qui la richiesta politica al presidente della Regione: «Vada subito in procura, con il Segretario Generale e il Commissario Castelli a raccontare tutto quello che sapeva. I cittadini marchigiani hanno diritto di sapere che cosa sia realmente accaduto e perché siano state adottate determinate decisioni».

Si precisa che i provvedimenti cautelari, personali e reali, oggetto della presente comunicazione sono stati emessi dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Ancona nella fase delle indagini preliminari e sono suscettibili di impugnazione secondo le modalità previste dalla legge.

Inoltre, sulla base del principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, la responsabilità penale dei destinatari delle misure cautelari e delle altre persone sottoposte a indagine in relazione alla vicenda processuale potrà ritenersi definitivamente accertata soltanto a seguito dell’eventuale pronuncia di una sentenza irrevocabile di condanna.

La senatrice Leonardi: «Se qualcuno ha sbagliato, paghi»

«Se qualcuno ha sbagliato, paghi. Per Fratelli d’Italia la legalità è da sempre un valore imprescindibile e non accetteremo alcuna illazione o attribuzione alla vicenda». Lo dichiara la senatrice di FdI Elena Leonardi, che aggiunge: «Se le accuse dell’inchiesta sulla ricostruzione fossero confermate, ci troveremmo di fronte a chi ha cercato di arricchirsi sul dolore di chi ha perso tutto: un fatto vergognoso e un tradimento verso i terremotati, che nessuna giustificazione potrebbe attenuare. Faccio mie le parole del presidente Acquaroli: incredulità, amarezza e delusione.

Fratelli d’Italia – prosegue – è da sempre un partito che non transige sulla legalità, e da quanto emerso, nessuna accusa chiama in causa il nostro partito e il presidente Acquaroli. Chi usa un’inchiesta in corso e il dolore dei terremotati, come ha fatto il consigliere regionale Andrea Nobili o altri esponenti della sinistra, per attribuirci un sistema di potere o connivenze con organizzazioni criminali che non trova riscontro negli elementi dell’inchiesta, compie una strumentalizzazione vergognosa, lesiva dell’onorabilità del partito. Non arretriamo di un passo: difenderò Fratelli d’Italia in ogni sede, anche per le vie legali.

Le famiglie terremotate e le imprese sane non devono pagare colpe altrui: la loro tutela è la nostra priorità, perché la ricostruzione non si fermi e prosegua con controlli rigorosi e nel rispetto della legalità. Con il governo Meloni la ricostruzione ha cambiato passo: nelle Marche sono oltre 8.600 i cantieri privati chiusi e più di 5,7 miliardi i contributi già liquidati.

Chi sbaglia deve pagare fino in fondo, senza sconti e chiunque sia. Ringrazio la magistratura e la Guardia di Finanza per il lavoro svolto. Verso la criminalità organizzata serve la massima repressione: nei cantieri della ricostruzione non c’è spazio per nessuna infiltrazione, ovunque si annidi».

Nobili, di Avs: «Respingo al mittente le accuse che mi rivolge la coordinatrice regionale di Fratelli d’Italia, Elena Leonardi»

Il capogruppo di Avs in Consiglio regionale, Andrea Nobili replica a Leonardi: «Respingo al mittente le accuse che mi rivolge la coordinatrice regionale di Fratelli d’Italia, Elena Leonardi».

«Ricordo che Pistarelli non è un comune passante, ma è stato un alto esponente di FdI e, fino a pochi mesi fa, capo di Gabinetto del presidente Acquaroli. Ed è proprio grazie al suo inserimento nel mondo politico della destra marchigiana che ha potuto beneficiare di una rendita di posizione. Né mi pare che il partito della senatrice Leonardi si sia mai fatto scrupoli nell’attaccare strumentalmente gli avversari politici, utilizzando i pretesti più vari», conclude Nobili.

Opposizioni all’attacco: «Acquaroli riferisca subito in aula sull’inchiesta giudiziaria»

Le opposizioni però vanno all’attacco. I gruppi assembleari di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Progetto Marche, Lista Ricci in Consiglio regionale hanno chiesto ufficialmente al Presidente dell’Assemblea legislativa delle Marche, Gianluca Pasqui, di convocare d’urgenza la Conferenza dei Capigruppo. L’obiettivo è modificare l’ordine del giorno della seduta assembleare aperta dedicata al tema «A dieci anni dal sisma: le istituzioni nei territori», in programma a Muccia il prossimo 28 ottobre.

«Riteniamo doveroso – spiegano i consiglieri di minoranza – che l’ordine del giorno di questo consiglio straordinario, proprio per la delicatezza dell’argomento, metta al primo punto le comunicazioni del Presidente Francesco Acquaroli sull’inchiesta giudiziaria che interessa la ricostruzione post-sisma, con relativo dibattito a seguire. Sarebbe davvero sorprendente e inaccettabile se, dopo lo tsunami che ha colpito la Regione Marche nelle ultime 48 ore, il centrodestra pretendesse di discutere di questi temi facendo finta di nulla e ignorando la gravità delle accuse di corruzione e infiltrazione mafiosa che stanno emergendo dalle indagini della Guardia di Finanza».




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