Vertice sul piazzale del porto tra il governatore Francesco Roberti, l’assessore Salvatore Micone, gli armatori e i marittimi in sciopero. Sul tavolo l’anticipo dei fondi ministeriali, l’utilizzo delle risorse europee, il nodo del DURC e la richiesta di uno sconto strutturale di 0,35 euro al litro alla pompa.
TERMOLI – La protesta contro l’impennata dei costi del carburante, che da giorni costringe i motopescherecci all’ormeggio forzato nello scalo adriatico, approda al confronto istituzionale diretto sulla banchina del porto di Termoli. Nella mattinata di oggi il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, accompagnato dall’assessore regionale alle Politiche Agricole e alla Pesca, Salvatore Micone, ha incontrato i rappresentanti delle associazioni datoriali, gli armatori e i marittimi riuniti in presidio permanente davanti al Mercato Ittico per fare il punto su una vertenza che sta paralizzando l’economia marittima locale e nazionale.
Fin dalle prime battute del confronto sul piazzale portuale, prima ancora dell’arrivo dei vertici regionali, è emersa tutta l’esasperazione della categoria nei confronti delle misure finora prospettate dall’esecutivo nazionale. Ad aprire l’analisi tecnica è stata Paola Marinucci, presidente dell’Associazione Armatori Pesca Molise, che ha contestato duramente il meccanismo di ristoro governativo spiegando come “il credito d’imposta calcolato sul periodo di riferimento preso a base dal Governo equivale ad appena una settimana, tre giorni effettivi di gasolio”. Una misura del tutto insufficiente di fronte ai listini attuali, tanto che la stessa Paola Marinucci ha precisato che “oggi a Termoli il gasolio costa 1,38 euro al litro: per uscire in mare il lunedì occorrono 1.380 euro di carburante al giorno, mentre il martedì non possiamo nemmeno uscire, e così siamo destinati a fallire”, annunciando inoltre che “domani mattina terremo una riunione nazionale con le altre marinerie d’Italia per stabilire ulteriori giornate di fermo, perché a queste condizioni non ce la facciamo più ad andare a lavorare”.
Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento accorato di Fulvia Verlengia, rappresentante della Federazione Pescatori Molisani, che ha puntato il dito contro l’assenza di tutele strutturali per le imprese ittiche, rimarcando che “bisogna guardare alle regole d’ingaggio e a tutte le misure che avevamo chiesto: l’intervento sul DURC, il blocco dei mutui e la sospensione dei pignoramenti che l’Agenzia delle Entrate sta eseguendo; non è stato accolto nulla, è tutto fuffa, la montagna ha partorito il topolino”. Rivendicando con fermezza la natura esclusivamente economica e lavorativa della mobilitazione, Fulvia Verlengia ha aggiunto che “non mi vergogno a dire che sono una persona di destra, ma sentirsi presi in giro così è inaccettabile: sarebbe stato meglio dirci chiaramente che non ci sono risorse, invece di lasciarci morire a fuoco lento”, precisando poi che “forse ci considerano persone ignoranti, ma i conti delle nostre aziende li sappiamo fare: oggi esce soltanto denaro e non entra nulla, accumuliamo solo debiti, e mi ha profondamente offeso sentir dire che le nostre proteste sarebbero manipolate o mosse da secondi fini di persone poco raccomandabili, perché noi non siamo delinquenti”. A rendere insostenibile l’operatività quotidiana dei pescherecci è anche il blocco totale del credito commerciale in banchina, poiché, come spiegato ancora da Fulvia Verlengia, “oggi il carburante va pagato immediatamente al momento dell’immissione nei natanti e non esiste più la formula del ‘vecchio per il nuovo’: nemmeno i distributori che ci conoscono da anni hanno più la forza finanziaria di farci credito”.
Raccogliendo il grido d’allarme degli operatori, il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, ha inquadrato la gravità della vertenza su scala nazionale, dichiarando che “la situazione è grave in ambito nazionale. Sono 43 le marinerie che si sono fermate. Il costo del carburante grava pesantemente sull’economia di queste attività. È un lavoro duro. Uscire oggi per mare con un pieno di carburante di 3.500 euro giornaliero non contribuisce nemmeno ad avere la garanzia che il pescato possa ripagare i costi. Poi ci sono i marinai che vanno pagati, chi ha contratto i mutui per la barca. È una crisi seria, gravosa. Bisogna trovare una soluzione al caro carburante”. Per garantire una boccata d’ossigeno immediata alle imprese ed evitare le lungaggini ministeriali, il governatore Francesco Roberti ha quindi annunciato un impegno finanziario diretto da parte di Palazzo Vitale, spiegando che “come Regione Molise, all’interno delle risorse a disposizione, cercheremo anche noi di contribuire a quelle nazionali che sono circa 10 milioni di euro, messe a disposizione per il comparto della pesca. Cercheremo, inoltre, di anticipare quel milione di euro che spetta loro dal ministero per il gasolio per non attendere i tempi ministeriali che sono più lunghi”.
Un intervento tampone che l’amministrazione regionale intende affiancare all’utilizzo dei fondi europei a favore di tutta la filiera produttiva colpita dai rincari energetici, come confermato dallo stesso Francesco Roberti: “Ci sono dei fondi che abbiamo a disposizione che sono quelli europei; se il governo ci darà l’autorizzazione ad utilizzarli, li potremo usare per l’autotrasporto, per dare una risposta anche agli agricoltori che si trovano in difficoltà in questo periodo, per la marineria presente sul territorio. Per l’aspetto che ci riguarda, apriremo un tavolo affinché possa arrivare una ulteriore somma così da garantire la riduzione del costo del carburante. È una situazione drammatica riconosciuta anche dalle regioni dove non ci sono marinerie”. Prendendo poi la parola al microfono davanti all’assemblea dei pescatori, Francesco Roberti ha riferito gli esiti del confronto interregionale, sottolineando che “ieri in Conferenza Stato-Regioni abbiamo affrontato l’emergenza del caro carburante per agricoltori, autotrasportatori e marinerie, e come presidenti di Regione abbiamo già ribadito che i 10 milioni di euro stanziati rappresentano solo una piccola parte per dare una risposta immediata, auspicando che il Governo reperisca ulteriori risorse”. Il presidente ha ribadito sul piazzale che “come Regione Molise ci siamo fatti carico di anticipare le risorse dei fermi pesca per evitare i lunghi tempi ministeriali: già da domani mattina ci attiveremo per erogare questa prima risposta di liquidità, recuperando poi le somme dallo Stato”, chiarendo anche sul fronte della regolarità contributiva che “per il DURC la normativa europea ne consente la sospensione solo in caso di eventi calamitosi, tuttavia abbiamo chiesto di applicare un meccanismo di compensazione sui finanziamenti erogati dai vari enti, affinché un DURC negativo non blocchi l’accesso alle risorse spettanti alle imprese, evitando una situazione di completo stallo”.
Nel corso del dibattito, Paola Marinucci ha consegnato nelle mani del governatore il documento unitario delle marinerie italiane, evidenziando che “il punto principale che abbiamo aggiunto a penna nel documento inviato ai presidenti di Regione riguarda l’introduzione anche in Italia di un contributo strutturale fino a 0,35 euro al litro, una misura già autorizzata da Bruxelles e applicata negli altri Stati europei: ottenere uno sconto stabile alla pompa di 0,35 euro al litro sarebbe già un risultato fondamentale”. A chiarire nel dettaglio la disparità di trattamento tra i pescatori italiani e i colleghi comunitari è intervenuto Domenico Guidotti, presidente della Federazione Pescatori Molisani e rappresentante di Confcooperative, il quale ha spiegato che “l’Unione Europea ha autorizzato uno sconto direttamente alla pompa tra i 25 e i 35 centesimi e un ristoro fino al 70% rispetto al prezzo medio pre-crisi, ma mentre Francia e Spagna hanno preso come riferimento il prezzo medio 2015-2025, prima della guerra in Ucraina, quando il gasolio costava circa 0,50-0,55 euro al litro, in Italia il Ministero ha fissato il parametro sul periodo febbraio-luglio 2026”, concludendo che “su un prezzo attuale di circa 1,40 euro al litro, questo calcolo penalizza enormemente le nostre imprese e chiediamo che i presidenti di Regione facciano pressione sul Ministero per modificare il periodo di riferimento”.
La parte conclusiva del confronto ha messo a nudo il dramma quotidiano della gestione dei pescherecci e dell’emorragia di manodopera qualificata. Riprendendo la parola, Fulvia Verlengia ha ricordato che “le aziende oggi sono costrette a compiere scelte di sopravvivenza, dovendo decidere chi pagare prima: bisogna tutelare i dipendenti e pagare la nafta, altrimenti l’elica non gira; non chiediamo di non pagare per portare i soldi alle Cayman, ma non riusciamo più a ottemperare a tutti i balzelli”, aggiungendo che “nel settore marittimo ogni ricambio meccanico costa dieci volte più che a terra e ormai anche i meccanici pretendono il pagamento anticipato prima di intervenire: noi non abbiamo tesori nascosti sotto il mattone, i soldi li facciamo solo se andiamo per mare”. Una condizione confermata dall’intervento di un armatore della marineria termolese, che ha denunciato la fuga degli equipaggi spiegando che “ogni volta ci sentiamo presi in giro; i marinai continuano a sbarcarsi, è un continuo sbarcarsi perché non ci sono guadagni, e ora se ne stanno andando persino i marittimi tunisini che ci aiutavano a mandare avanti le barche, perché non riusciamo più a pagarli”, chiedendo con forza “con certezza quando arriveranno sul conto questi soldi promessi, visto che dal mese di agosto non abbiamo visto un euro in banca”. A chiudere l’incontro è stata la rassicurazione operativa del presidente Francesco Roberti, il quale ha garantito che “già in settimana avvieremo con l’assessorato tutte le procedure regionali di anticipazione per sbloccare le risorse che dovete ricevere tramite il Ministero e portare avanti le vostre istanze”, seguita dalla chiosa finale di Paola Marinucci, che ringraziando la Regione per la firma dei decreti sui contributi pregressi ha ribadito come “serve un provvedimento duraturo sul costo del gasolio: noi non vogliamo sussidi per restare fermi, vogliamo solo poter andare a lavorare in mare”.




















































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