domande INPS aperte e pagamenti



Il bonus mamme 2026 entra finalmente nella fase operativa. Dal 20 ottobre le lavoratrici che possiedono i requisiti possono inoltrare la richiesta all’INPS per ottenere un contributo che può raggiungere 720 euro complessivi. Non si tratta, però, di un aumento automatico dello stipendio: senza domanda non viene riconosciuta alcuna somma e non tutte le madri occupate possono accedere alla prestazione.


Le indicazioni diffuse dall’Istituto previdenziale chiariscono diversi aspetti che meritano attenzione, soprattutto per chi ha cambiato contratto durante l’anno, ha avuto un altro figlio o lavora nella Pubblica Amministrazione. Il calendario dei pagamenti, inoltre, prevede una distinzione importante: la liquidazione è programmata per dicembre 2026, ma alcune beneficiarie riceveranno il denaro soltanto nel 2027.

Vediamo quali condizioni devono essere rispettate, come presentare correttamente la richiesta e quali situazioni possono modificare l’importo spettante.

Bonus mamme 2026, le domande sono aperte: cosa cambia dal 20 ottobre

La novità più significativa arriva con il messaggio INPS n. 3343 del 20 ottobre 2026, che rende effettivamente disponibile la procedura telematica per ottenere il sostegno previsto dalla Legge di Bilancio.

Fino a questo momento, infatti, conoscere i requisiti non era sufficiente: occorreva attendere l’attivazione del servizio dedicato. Ora le interessate possono procedere direttamente attraverso il portale previdenziale oppure rivolgersi ai canali di assistenza autorizzati.

Il contributo sale dai 40 euro mensili previsti per il 2025 agli attuali 60 euro per ciascun mese utile. L’incremento annuo massimo è quindi di 240 euro, passando da 480 a 720 euro.

La differenza rispetto a una normale integrazione della retribuzione è sostanziale. Il denaro non viene versato ogni mese insieme allo stipendio, bensì accumulato e corrisposto dall’INPS in un’unica soluzione. Chi si aspetta di trovare 60 euro aggiuntivi nel cedolino di ottobre o novembre potrebbe quindi cercare un accredito che non è previsto con questa modalità.

Chi può ricevere il bonus mamme 2026: attenzione all’età dei figli

Il numero dei figli costituisce il primo elemento da verificare, ma da solo non basta a stabilire il diritto alla prestazione.

Per le donne con due figli, il sostegno è riconoscibile fino al mese in cui il più piccolo compie dieci anni. Quando invece i figli sono almeno tre, il limite anagrafico viene esteso al mese del diciottesimo compleanno dell’ultimo nato.

Nel conteggio rientrano anche i minori adottati o in affidamento preadottivo. È inoltre possibile maturare i requisiti durante il 2026, senza doverli necessariamente possedere dal 1° gennaio.

Questo dettaglio diventa particolarmente rilevante per le lavoratrici che hanno avuto un bambino nei mesi scorsi. Una donna diventata madre per la seconda volta ad aprile, per esempio, può avere diritto al contributo a partire da quel mese, purché risultino rispettate tutte le altre condizioni.

L’agevolazione comprende le lavoratrici dipendenti pubbliche e private, oltre alle autonome iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie, comprese le professioniste con una propria Cassa e le iscritte alla Gestione separata.

Restano escluse le lavoratrici domestiche. Esistono poi regole particolari per le madri con almeno tre figli assunte stabilmente, per le quali opera un differente sistema di agevolazione contributiva.

Dipendenti pubbliche e private: perché il contratto può fare la differenza

Uno degli aspetti meno immediati della disciplina riguarda la distinzione tra il contributo economico e lo sgravio dei versamenti previdenziali.

Una dipendente comunale con due figli, per esempio, può ottenere il bonus anche se assunta a tempo indeterminato, purché rispetti i limiti di età e reddito stabiliti dall’INPS.

La situazione cambia per una collega con tre figli e identico inquadramento contrattuale. In quest’ultimo caso il contributo da 60 euro non spetta nei mesi coperti dal rapporto a tempo indeterminato, perché la normativa prevede, in presenza delle relative condizioni, l’esonero totale della quota dei contributi previdenziali IVS a carico della lavoratrice.

La distinzione interessa anche chi lavora nel settore privato e assume particolare importanza quando un contratto viene trasformato durante l’anno.

Si consideri una madre di tre figli occupata a termine fino a giugno e stabilizzata da luglio. Se gli altri requisiti sono soddisfatti, potrà maturare sei mensilità del contributo, pari a 360 euro. Dal mese della trasformazione, invece, non potrà più beneficiare dei 60 euro e potrà eventualmente accedere allo sgravio contributivo.

L’assunzione stabile, dunque, non comporta necessariamente la perdita di qualsiasi agevolazione: può cambiare lo strumento applicabile. Per questo è opportuno non confondere i due meccanismi quando si controllano le buste paga o si verifica la propria posizione previdenziale.

Reddito massimo di 40.000 euro: non serve un ISEE sotto questa soglia

Tra le condizioni economiche previste per accedere al bonus mamme 2026 figura un limite di 40.000 euro annui di redditi da lavoro, riferito alla singola richiedente.

Non bisogna confondere questo parametro con l’ISEE familiare. La verifica riguarda i redditi lavorativi percepiti dalla madre nel 2026, anche quando provengono da più attività professionali.

Il calcolo richiede particolare attenzione perché possono concorrere alla soglia anche compensi soggetti a tassazione sostitutiva o agevolata, oltre ad alcune indennità che sostituiscono la retribuzione, come quelle riconosciute durante determinati periodi di maternità, malattia o congedo.

Per le dipendenti il reddito viene considerato al netto dei contributi previdenziali obbligatori trattenuti dal datore di lavoro. Non rientrano invece nel conteggio prestazioni collegate alla cessazione dell’attività, come NASpI e DIS-COLL, né i trattamenti pensionistici.

Un’altra precisazione utile riguarda la tassazione dell’aiuto: l’importo ricevuto non è soggetto a imposte o contributi e non concorre alla determinazione dell’ISEE. Questo significa che il trasferimento economico non aumenta l’indicatore utilizzato per valutare l’accesso a numerose prestazioni sociali.

Come presentare domanda INPS e quali dati preparare

La richiesta si inoltra attraverso il servizio ufficiale Nuovo Bonus mamme 2026, già disponibile sul sito dell’Istituto.

Per individuare la procedura occorre entrare nell’area dedicata a sostegni e indennità, selezionare i servizi per genitori e scegliere la prestazione relativa all’annualità 2026. L’accesso personale richiede SPID almeno di secondo livello, Carta d’identità elettronica con autenticazione di livello 3, Carta nazionale dei servizi oppure identità digitale eIDAS.

Prima di compilare la richiesta è consigliabile avere a disposizione:

  • Dati anagrafici dei figli, comprese le date di nascita e i codici fiscali, quando attribuiti;
  • informazioni sui rapporti lavorativi e sui mesi per i quali si intende richiedere il beneficio;
  • redditi da lavoro riferiti al 2026, necessari per verificare il limite economico;
  • coordinate IBAN per l’accredito oppure le informazioni necessarie a scegliere il bonifico domiciliato.

Chi non desidera effettuare autonomamente la procedura online può utilizzare il Contact Center INPS, chiamando l’803 164 da rete fissa oppure lo 06 164 164 da cellulare, secondo le condizioni tariffarie previste. Rimane disponibile anche l’assistenza degli istituti di patronato.

Dopo l’invio, attraverso la stessa area digitale è possibile consultare la ricevuta, seguire l’istruttoria e aggiornare le informazioni relative al pagamento.

Scadenza del bonus mamme 2026: quando termina il periodo per fare richiesta

La data ordinaria da segnare sul calendario è il 31 dicembre 2026. Entro tale termine le lavoratrici che possiedono i requisiti devono trasmettere la domanda.

Esiste tuttavia un’eccezione: quando le condizioni necessarie maturano proprio nel mese di dicembre 2026, il termine viene spostato al 31 gennaio 2027.

La proroga non rappresenta un’estensione generalizzata per tutte le interessate, ma riguarda specificamente chi perfeziona il diritto nell’ultimo mese dell’anno.

Attendere gli ultimi giorni può non essere conveniente. Le informazioni indicate nella domanda devono infatti essere sottoposte alle verifiche dell’INPS e l’eventuale necessità di completare l’istruttoria potrebbe incidere sulla data dell’accredito.

Pagamenti a dicembre o gennaio 2027: cosa ha chiarito l’INPS

Il calendario delle erogazioni è uno dei punti su cui il recente aggiornamento amministrativo offre le indicazioni più concrete.

Secondo il messaggio n. 3343, le mensilità maturate nel 2026 saranno liquidate in un’unica soluzione a dicembre, purché la verifica della richiesta si concluda in tempo utile.

Se invece l’esame della pratica dovesse richiedere ulteriori controlli, il pagamento potrà avvenire a partire da gennaio 2027, una volta terminato il procedimento.

Non si tratta quindi di due calendari alternativi tra i quali scegliere. La differenza dipende dai tempi amministrativi necessari per riconoscere il diritto alla prestazione.

Anche l’importo effettivamente ricevuto può essere inferiore al massimo annunciato. Una lavoratrice avente diritto per nove mesi, ad esempio, riceverà 540 euro; con sei mensilità riconosciute, il totale sarà di 360 euro. Per raggiungere 720 euro devono risultare soddisfatte le condizioni richieste per tutti i dodici mesi.

L’INPS può inoltre riconoscere soltanto parte delle mensilità indicate nella richiesta oppure respingerla. In entrambi i casi è prevista una procedura telematica di riesame, attraverso la quale l’interessata può trasmettere chiarimenti o documenti utili a contestare l’esito.

Un aiuto alle famiglie che dipende anche dall’efficienza amministrativa

Il contributo introdotto per il 2026 offre una risposta economica circoscritta a una questione molto più ampia: la difficoltà di mantenere un’occupazione conciliandola con la cura dei figli.

I 720 euro massimi possono contribuire alle spese familiari, ma non modificano strutturalmente il costo dei servizi educativi, l’organizzazione degli orari lavorativi o le disparità che continuano a pesare sulle possibilità professionali delle donne.

C’è anche un secondo elemento da considerare. Un beneficio previsto dalla legge produce effetti concreti soltanto quando le persone riescono effettivamente ad accedervi. La disponibilità della procedura online rappresenta quindi un passaggio importante, ma altrettanto decisiva sarà la capacità dell’amministrazione di gestire rapidamente le domande e rendere comprensibili gli eventuali provvedimenti negativi.

Il 2026 costituisce inoltre un anno di transizione, perché la legislazione vigente prevede dal 2027 un diverso meccanismo di esonero contributivo parziale. Il tema delle possibili modifiche è stato già affrontato nel nostro approfondimento dedicato alla proroga del Bonus mamme e agli scenari della Manovra 2027.

Per il momento, però, la priorità delle lavoratrici potenzialmente beneficiarie è verificare la propria posizione, distinguere il contributo dalle altre forme di sgravio e rispettare la scadenza prevista.

La differenza, in questo caso, non la fa soltanto il possesso dei requisiti: è fondamentale anche presentare correttamente la domanda.

Il testo della Circolare INPS

Qui il documento completo.


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