Risparmio, ABI e altre associazioni propongono i conti SIA al Mef


Trasformare una parte dei risparmi delle famiglie in capitali destinati alle imprese, incentivando gli investimenti di lungo periodo attraverso agevolazioni fiscali. È questo l’obiettivo dei nuovi conti di risparmio e investimento (Savings and Investments Accounts, SIA), al centro di una proposta congiunta presentata al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) da ABI, ANIA, Assogestioni, Assoreti e AIPB.

L’iniziativa punta a tradurre nel contesto italiano le indicazioni della Commissione europea nell’ambito della strategia per l’Unione del risparmio e degli investimenti (SIU). Il progetto mira a favorire un maggiore afflusso di risorse verso l’economia produttiva, con particolare attenzione al capitale di rischio delle imprese italiane ed europee.

I SIA si rivolgerebbero alle persone fisiche fiscalmente residenti in Italia che investono al di fuori di un’attività d’impresa. La proposta prevede contenitori finanziari con diverse modalità di gestione, accompagnati da un regime fiscale agevolato e da specifici limiti di investimento.

Conti SIA, come funzionano e quali investimenti prevedono

I nuovi conti non sostituirebbero i Piani individuali di risparmio (PIR), ma si affiancherebbero a questi ultimi con plafond autonomi. L’impostazione sarebbe simile: i SIA potrebbero assumere la forma di conti titoli, rubriche fondi, gestioni patrimoniali o prodotti assicurativi di investimento.

La principale differenza riguarderebbe la maggiore apertura verso i mercati europei. Secondo la proposta, almeno il 70% del portafoglio dovrebbe essere investito in strumenti emessi da soggetti con sede nei Paesi dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo (SEE), anche se non presenti in Italia. La quota restante, fino al 30%, potrebbe essere destinata a emittenti di Paesi extraeuropei che garantiscano un adeguato scambio di informazioni con l’Italia.

L’asset allocation avrebbe una marcata componente azionaria: almeno il 50% del portafoglio dovrebbe essere investito in azioni. La parte restante potrebbe comprendere obbligazioni e altri strumenti finanziari, mentre la liquidità sarebbe limitata al 20%, suddiviso tra un massimo del 10% in certificati e depositi bancari e un altro 10% in conti correnti.

Per contenere i rischi di concentrazione, è previsto un limite del 10% per singolo emittente sugli investimenti in azioni e obbligazioni, con esclusione dei titoli di Stato. Sarebbero inoltre vietate le partecipazioni qualificate e gli strumenti i cui redditi concorrono alla formazione del reddito complessivo dell’investitore.

Il perimetro degli investimenti ammessi comprenderebbe titoli detenuti direttamente, organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR), inclusi UCITS e fondi di investimento alternativi (FIA), e depositi, nel rispetto dei requisiti previsti dalla proposta.

SIA base e alternativo: i limiti di investimento

Il progetto individua due configurazioni, pensate per rispondere a esigenze differenti e favorire anche il finanziamento delle imprese di minori dimensioni. Il SIA base non prevederebbe vincoli legati alla dimensione delle società in portafoglio. Il plafond sarebbe pari a 40.000 euro all’anno, fino a un massimo complessivo di 200.000 euro.

Il SIA alternativo, invece, avrebbe una minore liquidità e punterebbe maggiormente sulle piccole e medie imprese e sulle società non quotate. In questo caso, il limite salirebbe a 300.000 euro all’anno, con un tetto complessivo di 1,5 milioni di euro. Per entrambe le configurazioni, le associazioni propongono di mantenere il limite del 10% per singolo emittente, così da contenere il rischio legato alla concentrazione degli investimenti.

Agevolazioni fiscali: esenzione dopo cinque anni

Uno degli elementi centrali della proposta riguarda il trattamento fiscale dei rendimenti. I SIA beneficerebbero dell’esenzione dall’imposta sui redditi generati dagli investimenti, a condizione che le somme siano mantenute per almeno cinque anni. Sarebbe prevista anche l’esenzione dall’imposta di successione.

In caso di disinvestimento anticipato, il risparmiatore dovrebbe restituire il beneficio fiscale ottenuto, versando le imposte dovute e i relativi interessi, ma senza sanzioni. L’obbligo verrebbe meno se le somme fossero reinvestite entro 90 giorni, secondo le condizioni previste dal progetto. Il regime agevolato avrebbe quindi la funzione di incentivare una maggiore stabilità degli investimenti, premiando chi mantiene il capitale investito nel medio-lungo periodo anziché privilegiare operazioni di breve durata.

Il ruolo della consulenza finanziaria

La proposta attribuisce un ruolo centrale alla consulenza finanziaria e alla gestione di portafogli, oltre che alla distribuzione assicurativa nel caso dei conti costituiti sotto forma di polizza. Sarebbe inoltre possibile trasferire il conto da un intermediario a un altro, nel rispetto dei limiti previsti per i singoli prodotti.

L’obiettivo è accompagnare il risparmiatore nella scelta degli investimenti, conciliando le esigenze di tutela e rendimento con le opportunità offerte dal finanziamento delle imprese. Le cinque associazioni hanno manifestato la disponibilità a collaborare con il MEF e con le altre istituzioni per definire il quadro normativo della nuova misura.

«L’Italia dispone di un patrimonio di risparmio privato straordinario, che rappresenta una risorsa strategica per sostenere la crescita delle imprese e dell’economia», ha dichiarato il presidente di Aipb, Andrea Ragaini. Secondo Ragaini, la sfida consiste anche nel favorire un cambiamento nelle scelte di investimento delle famiglie, incentivando il passaggio da strumenti prevalentemente obbligazionari a una maggiore partecipazione al capitale delle imprese.

In questo contesto, gli incentivi fiscali potrebbero contribuire a rendere più attrattivi gli investimenti di lungo periodo, soprattutto nelle PMI e nelle società non quotate. La leva fiscale, ha sottolineato Ragaini, dovrebbe però essere accompagnata da una consulenza qualificata, in grado di coniugare le esigenze dei risparmiatori con quelle di crescita del sistema produttivo.




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