TARANTO – Fino a 20 mila euro per le aziende che assumono a tempo indeterminato i lavoratori dell’ex Ilva, accompagnati da sgravi contributivi per 2 anni. È una delle misure contenute nel decreto-legge 16 ottobre 2026, n. 185, che apre una possibilità concreta per favorire il reinserimento occupazionale del personale di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria. Ma perché questa opportunità non rimanga soltanto sulla carta, occorre costruire rapidamente un sistema capace di mettere in contatto i lavoratori con le imprese disponibili ad assumerli.
È il messaggio lanciato da Fabio Paolillo, segretario generale di Confartigianato Imprese Taranto, in occasione delle audizioni al Senato sul provvedimento dedicato alla crisi siderurgica, alle quali è stata convocata anche Confartigianato nazionale.
L’associazione accoglie favorevolmente l’intervento del Governo, nel quale riconosce alcuni elementi di una proposta presentata al Ministero del Lavoro già a settembre. Allo stesso tempo, chiede modifiche durante l’esame parlamentare per rendere gli incentivi realmente accessibili alle piccole aziende, ampliarne la durata ed estenderne i benefici anche all’indotto.
La questione, secondo Paolillo, non è soltanto garantire nuove risorse finanziarie, ma capire quanti lavoratori potranno effettivamente trovare un’occupazione stabile e quante imprese saranno nelle condizioni di offrire questa possibilità.
«È una strada che Confartigianato Taranto aveva indicato al Governo prima del decreto. Ne siamo soddisfatti. Ma il successo della misura non si misurerà dagli incentivi previsti: si misurerà dai lavoratori che riusciranno a trovare una nuova occupazione stabile», afferma il segretario generale.
Il punto di partenza è una contraddizione che da tempo caratterizza il mercato del lavoro tarantino.
Da una parte ci sono migliaia di lavoratori legati direttamente o indirettamente al siderurgico, preoccupati per il proprio futuro e in possesso di competenze professionali maturate negli anni. Dall’altra operano piccole imprese artigiane che denunciano difficoltà nel reperire personale specializzato.
Manutentori, saldatori, elettricisti, meccanici e impiantisti sono alcune delle figure professionali indicate da Confartigianato tra quelle richieste dal sistema produttivo locale.
Il problema è che questi 2 mondi, pur convivendo nello stesso territorio, spesso non riescono a incontrarsi.
Per l’associazione occorre quindi superare la semplice contrapposizione tra la crisi occupazionale della grande industria e la carenza di manodopera qualificata nelle imprese più piccole, verificando concretamente quali possibilità di inserimento possano esistere.
«A Taranto convivono due realtà che sembrano non parlarsi. Da una parte lavoratori preoccupati per il proprio futuro, con competenze ed esperienze importanti; dall’altra imprese artigiane che faticano a trovare manutentori, saldatori, elettricisti, meccanici e impiantisti», osserva Paolillo.
Il segretario generale evita tuttavia di presentare il passaggio dal siderurgico all’artigianato come una soluzione automatica.
Le competenze acquisite in un grande stabilimento industriale non sempre possono essere trasferite immediatamente a un’impresa di dimensioni ridotte. Possono essere necessari percorsi di aggiornamento, formazione specifica e adattamento a differenti modelli organizzativi.
Occorre inoltre considerare le aspettative dei lavoratori, le retribuzioni, le condizioni contrattuali e la compatibilità tra le mansioni disponibili e le esperienze professionali.
«Non tutte le competenze sono trasferibili subito, né ogni offerta è adatta a tutti. Ma possibile che non si riesca neppure a verificare quante opportunità esistano? Mettiamo finalmente in contatto questi due mondi», sollecita Paolillo.
È proprio su questo terreno che Confartigianato chiama in causa la Regione Puglia e ARPAL, l’Agenzia regionale per le politiche attive del lavoro.
La richiesta è avviare immediatamente una ricognizione strutturata delle competenze dei lavoratori interessati e dei fabbisogni professionali delle imprese, mettendo a confronto le disponibilità senza trascurare gli aspetti economici, contrattuali e formativi.
Non un elenco generico di lavoratori in cerca di occupazione, dunque, ma un’attività mirata, capace di individuare possibili corrispondenze tra domanda e offerta.
Secondo Paolillo, ARPAL dovrebbe coinvolgere i servizi per l’impiego, le amministrazioni straordinarie dell’ex Ilva e le parti sociali, garantendo la riservatezza delle informazioni personali e rispettando le aspirazioni dei lavoratori.
L’associazione propone anche una prima scadenza operativa.
Entro 60 giorni dovrebbe essere disponibile una ricognizione delle professionalità, delle richieste delle aziende e delle opportunità occupazionali concretamente individuate.
Un termine che Confartigianato considera necessario per evitare che l’applicazione delle misure venga rallentata da procedure eccessivamente lunghe o dalla mancanza di coordinamento tra gli enti coinvolti.
«La prima mossa spetta alla Regione Puglia. ARPAL metta subito a confronto le competenze e le aspirazioni dei lavoratori interessati con le professionalità richieste dalle imprese, verificando retribuzioni, condizioni contrattuali e necessità formative, nel rispetto della riservatezza», afferma Paolillo.
Confartigianato Taranto si dichiara pronta a collaborare, facilitando il confronto con le aziende associate e contribuendo alla rilevazione delle professionalità richieste.
Ma, avverte il segretario generale, serve una precisa assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni chiamate ad attivare gli strumenti.
«Confartigianato Taranto c’è ed è pronta a fare la propria parte, favorendo il confronto con il mondo delle imprese. Ora servono responsabilità chiare e la volontà di passare dalle intenzioni ai fatti», sottolinea.
La proposta di mettere in comunicazione il sistema delle piccole imprese con i lavoratori del siderurgico, del resto, non nasce con l’approvazione del decreto.
Paolillo ricorda che già ad agosto Confartigianato aveva sollecitato un piano straordinario per favorire le assunzioni nelle piccole aziende.
All’inizio di settembre l’associazione aveva rilanciato una proposta indirizzata al Ministero del Lavoro, basata su una dote economica pluriennale destinata alle imprese disponibili ad assumere personale dell’ex Ilva e dell’indotto.
L’impostazione prevedeva incentivi economici, agevolazioni contributive, formazione e politiche attive per accompagnare il passaggio verso nuove occupazioni.
«Oggi ritroviamo nel decreto una parte importante di quella impostazione. È un primo passo. Adesso bisogna farlo funzionare», evidenzia il segretario generale.
Il decreto-legge n. 185 introduce infatti un contributo che può raggiungere 20 mila euro per le imprese che assumono stabilmente lavoratori di Acciaierie d’Italia e Ilva in amministrazione straordinaria, affiancato da un esonero contributivo disciplinato dall’articolo 3.
Quest’ultimo può arrivare a 8 mila euro annui per 24 mesi, ma è accompagnato dall’obbligo di mantenere il rapporto di lavoro per almeno 48 mesi.
Una differenza che, secondo Confartigianato, rischia di rendere la misura meno appetibile soprattutto per le realtà produttive di minori dimensioni.
Una piccola impresa, infatti, deve assumersi un impegno occupazionale di 4 anni, mentre il beneficio contributivo è previsto soltanto per i primi 2.
Per Paolillo si tratta di uno squilibrio da correggere durante la conversione parlamentare del provvedimento.
«Due anni di sostegno, quattro di impegno. Per una piccola azienda la differenza pesa. Proponiamo di portare lo sgravio a quattro anni, in linea con la durata dell’impegno occupazionale», spiega.
L’estensione dell’esonero contributivo rappresenta quindi una delle principali richieste rivolte al Parlamento, con l’obiettivo di offrire alle imprese maggiore certezza nella programmazione dei costi del personale.
Ma c’è anche un altro problema, legato ai tempi di erogazione del contributo economico.
Secondo le disposizioni richiamate da Confartigianato, i 20 mila euro vengono riconosciuti in 2 quote, rispettivamente dopo 6 e 24 mesi dall’assunzione.
Una scansione temporale che obbliga le aziende ad anticipare tutte le spese iniziali per l’inserimento del lavoratore.
Tra queste rientrano il pagamento degli stipendi, l’eventuale formazione e gli investimenti necessari ad adeguare l’organizzazione dell’impresa alla nuova assunzione.
Per le aziende artigiane, che spesso dispongono di strutture finanziarie più contenute rispetto alle grandi imprese, la disponibilità immediata di una parte delle risorse potrebbe risultare determinante.
Da qui la richiesta di rafforzare il contributo e anticiparne una quota, mantenendo naturalmente adeguati controlli sul rispetto degli impegni occupazionali.
L’obiettivo non è eliminare le verifiche, ma evitare che la misura perda efficacia proprio nei confronti delle imprese che potrebbero avere maggiore necessità di sostegno nella fase iniziale.
Paolillo richiama inoltre l’attenzione su un aspetto amministrativo decisivo: la tempestività delle indicazioni operative.
Le assunzioni agevolate potranno partire dal 1° novembre 2026, ma Confartigianato chiede che siano disponibili rapidamente procedure semplici e istruzioni chiare da parte dell’INPS.
Senza regole applicative definite, sostiene l’associazione, gli imprenditori potrebbero incontrare difficoltà a programmare nuove assunzioni, anche in presenza di incentivi sulla carta significativi.
«Servono risorse sufficienti, regole semplici e istruzioni INPS tempestive: le assunzioni agevolate potranno partire dal 1° novembre, ma senza procedure chiare le imprese non possono programmare», avverte.
Un altro punto particolarmente delicato riguarda i lavoratori dell’indotto siderurgico, che da tempo subiscono le conseguenze della crisi dell’ex Ilva.
Il decreto prevede anche per loro alcune forme di sostegno, ma lo specifico incentivo destinato alle assunzioni a tempo indeterminato è attualmente riservato ai dipendenti delle 2 società in amministrazione straordinaria.
Una distinzione che Confartigianato considera necessario superare.
L’indotto rappresenta infatti una parte essenziale del sistema produttivo costruito attorno allo stabilimento tarantino, con imprese e lavoratori che hanno operato per anni nei servizi, nelle manutenzioni e nelle attività collegate alla produzione siderurgica.
La crisi della fabbrica ha avuto conseguenze dirette anche su questo comparto, riducendo attività e prospettive occupazionali.
Per questo Confartigianato propone di estendere gli incentivi alle assunzioni anche al personale delle aziende dell’indotto, evitando che una parte dei lavoratori coinvolti nella stessa emergenza industriale rimanga esclusa dallo strumento.
«Non possiamo dimenticare chi ha lavorato per anni attorno alla fabbrica e ha pagato un prezzo altissimo alla sua crisi», afferma Paolillo.
L’estensione richiesta al Parlamento costituirebbe, secondo l’associazione, un modo per allargare le possibilità di ricollocazione e sostenere un numero maggiore di lavoratori.
Il segretario generale dedica poi un passaggio significativo alla dimensione personale della crisi occupazionale.
Passare da una grande fabbrica a una nuova attività non significa semplicemente cambiare datore di lavoro.
Per chi ha trascorso 20 o 30 anni nello stabilimento, l’eventualità di una nuova occupazione può comportare la necessità di modificare abitudini, percorsi professionali, aspettative economiche e prospettive familiari.
È un cambiamento che richiede attenzione e rispetto, senza forzature e senza trasformare gli incentivi in una pressione a lasciare il siderurgico.
Paolillo insiste su questo punto per chiarire che la proposta di Confartigianato non intende indebolire le rivendicazioni sindacali né sostituire la battaglia per il mantenimento dell’occupazione esistente.
«Dopo venti o trent’anni in fabbrica, cambiare lavoro significa ripensare una parte della propria vita, non soltanto trovare un altro stipendio», osserva.
Per questo, secondo il segretario generale, ogni eventuale percorso di ricollocazione deve rimanere una scelta consapevole del lavoratore, fondata sulla conoscenza delle condizioni effettivamente offerte.
Mansioni, retribuzioni, tutele contrattuali, prospettive di stabilità e possibilità di crescita professionale devono essere valutate prima di assumere qualsiasi decisione.
«Nessuno deve sentirsi invitato ad abbandonare lo stabilimento o a rinunciare alle proprie rivendicazioni. Chi vuole valutare altre possibilità deve poterlo fare conoscendo mansioni, retribuzioni, tutele e prospettive», precisa.
Il principio è che la difesa dei posti di lavoro attuali e la costruzione di nuove opportunità non debbano essere considerate strade alternative o incompatibili.
La crisi del siderurgico, tuttavia, impone secondo Confartigianato una riflessione sulle prospettive occupazionali di lungo periodo.
Il futuro industriale dello stabilimento rimane incerto e non esistono ancora, sottolinea Paolillo, elementi sufficientemente definiti per conoscere quale sarà l’effettiva capacità produttiva e occupazionale dell’ex Ilva.
Per questo l’associazione continua a chiedere dati credibili sui volumi di produzione, sugli organici necessari e sulle tempistiche dei futuri assetti industriali.
Sono informazioni considerate indispensabili per valutare le conseguenze delle diverse ipotesi di rilancio o riorganizzazione.
Nello stesso tempo, Paolillo invita a non alimentare aspettative prive di un adeguato fondamento.
«Qualunque sarà il futuro della siderurgia tarantina, è difficile immaginare un ritorno ai livelli occupazionali del passato», sostiene.
È una valutazione che porta Confartigianato a sollecitare l’apertura immediata di percorsi di diversificazione economica.
Attendere che tutte le questioni industriali e giudiziarie dell’ex Ilva trovino una soluzione definitiva, secondo l’associazione, rischierebbe di ritardare ulteriormente la creazione di nuovi posti di lavoro.
L’urgenza consiste dunque nel cominciare a costruire alternative mentre prosegue il confronto sul futuro del siderurgico.
Questo non significa, precisa Paolillo, rinunciare agli strumenti di protezione sociale per chi oggi si trova senza attività lavorativa.
La cassa integrazione continua a rappresentare una misura essenziale per garantire sostegno economico alle famiglie coinvolte nella crisi.
Ma gli ammortizzatori sociali, pur indispensabili, non possono costituire l’unico intervento pubblico.
«La cassa integrazione resta indispensabile per proteggere le famiglie. Ma non possiamo limitarci ad accompagnare la crisi: occorre investire anche nel lavoro che possiamo creare», afferma.
Confartigianato riconosce che le piccole imprese non potranno assorbire da sole l’intero problema occupazionale dello stabilimento e del suo indotto.
Per costruire un sistema economico più articolato serviranno investimenti in più comparti.
Paolillo cita industria, porto, bonifiche, cantieristica e servizi come settori dai quali dovranno arrivare ulteriori opportunità di crescita e occupazione.
L’artigianato può rappresentare una componente di questo processo, valorizzando le imprese già presenti e favorendone lo sviluppo, ma senza essere considerato l’unica risposta possibile.
Accanto all’inserimento nelle aziende esistenti, Confartigianato introduce inoltre un’altra proposta: sostenere i lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto che intendono avviare un’attività autonoma.
Il tema nasce da una considerazione sulla struttura produttiva della provincia di Taranto.
L’associazione riferisce di aver recentemente elaborato i dati relativi al 2025, dai quali emerge una densità di imprenditori artigiani nel Tarantino sensibilmente inferiore rispetto a quella delle province di Lecce, Brindisi e Bari.
Secondo Paolillo, si tratta di una debolezza strutturale che precede la crisi del siderurgico e che dovrebbe essere affrontata attraverso specifiche politiche di sviluppo.
La costruzione di una nuova prospettiva economica per il territorio non può infatti limitarsi all’incontro tra lavoratori e aziende già operative.
Occorre anche favorire la nascita di nuove iniziative imprenditoriali, creando condizioni più favorevoli per chi possiede competenze tecniche e desidera trasformarle in un progetto d’impresa.
Tra gli addetti dell’ex Ilva e dell’indotto potrebbero esserci professionalità in grado di sviluppare attività nei servizi tecnici, nelle manutenzioni e in altri ambiti produttivi.
La possibilità di mettersi in proprio, tuttavia, richiede strumenti diversi da quelli previsti per le assunzioni.
Per questo Confartigianato propone di introdurre, nella conversione del decreto, misure specifiche per la formazione imprenditoriale, l’accompagnamento e il sostegno economico all’avvio di nuove attività.
Si tratterebbe di interventi distinti dagli incentivi destinati alle aziende che assumono, pensati per valorizzare le competenze maturate dai lavoratori e contribuire all’allargamento del tessuto imprenditoriale locale.
«Abbiamo bisogno non soltanto di trovare nuove occupazioni, ma anche di far nascere nuove imprese», sottolinea Paolillo.
La proposta guarda quindi a un duplice obiettivo: favorire la ricollocazione del personale interessato dalla crisi e aumentare nel tempo il numero di imprese capaci di generare nuove opportunità occupazionali.
La posizione di Confartigianato Taranto si fonda su una considerazione precisa: gli incentivi possono funzionare soltanto se accompagnati da un’organizzazione efficace delle politiche del lavoro, da risorse adeguate e da un reale interesse delle aziende ad assumere.
Non basta prevedere un contributo nel testo di un decreto. Bisogna individuare i lavoratori disponibili, conoscere le professionalità richieste, colmare eventuali lacune formative e garantire alle imprese tempi e condizioni compatibili con le proprie capacità economiche.
In questo percorso, la Regione Puglia è chiamata a svolgere un ruolo di coordinamento operativo attraverso ARPAL, mentre al Parlamento viene chiesto di migliorare le disposizioni del provvedimento.
Le richieste dell’associazione riguardano dunque l’estensione dello sgravio contributivo a 4 anni, l’anticipazione di una parte del contributo fino a 20 mila euro, l’inclusione dei lavoratori dell’indotto e l’introduzione di strumenti per favorire la nascita di nuove imprese.
A tutto questo si aggiunge la necessità di attivare rapidamente i servizi per l’impiego e definire procedure amministrative semplici, in modo che le agevolazioni possano essere utilizzate senza ostacoli burocratici.
Non ci sono ancora stime sul numero di persone che potranno trovare un nuovo lavoro grazie alle misure del decreto.
Ed è proprio questa incertezza, secondo Paolillo, a rendere indispensabile una verifica immediata delle opportunità effettivamente disponibili.
«Non sappiamo ancora quanti posti potranno nascere da queste misure. Proprio per questo dobbiamo verificarlo subito, senza illusioni e senza perdere altre occasioni», afferma.
Per Confartigianato, il rilancio dell’economia tarantina passa quindi da una strategia capace di tenere insieme la protezione dell’occupazione industriale esistente e lo sviluppo di nuove attività produttive.
Una prospettiva nella quale la vertenza ex Ilva non rappresenta soltanto un problema da gestire attraverso strumenti di emergenza, ma anche una ragione per accelerare le politiche di formazione, innovazione e diversificazione economica.
La sfida è evitare che le misure annunciate restino prive di risultati concreti, trasformando le risorse pubbliche in assunzioni effettive e in opportunità di lavoro durature.
«Taranto deve difendere il lavoro che ha. Ma il suo futuro non può dipendere soltanto da quanti posti riusciremo a salvare: deve dipendere anche da quanti saremo capaci di crearne», conclude Fabio Paolillo.
È questo il messaggio che Confartigianato Taranto affida alle istituzioni mentre il decreto sull’ex Ilva affronta il percorso parlamentare: proteggere chi oggi rischia il posto, ma cominciare subito a costruire il lavoro di domani, perché la ripresa del territorio non può essere affidata esclusivamente alle sorti dello stabilimento siderurgico.
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